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Cronaca internazionale

Rally, mafia e riciclaggio: le ombre su Moretti

Le rivelazioni di un pentito dell’organizzazione della mala Brise de Mer in Corsica

Crans-Montana, il figlio dei Moretti espulso dalla scuola: problemi con la retta e pressioni delle altre famiglie

Le indagini sulla strage del Constellation continuano a restituire un’immagine sempre più inquietante di Jacques Moretti. A distanza di sette mesi dall’incendio che ha ucciso 41 persone nel locale gestito insieme alla moglie Jessica, gli inquirenti del Canton Vallese seguono ora una nuova pista: quella dei legami del ristoratore con la criminalità organizzata corsa.

A far scattare i sospetti sono state le dichiarazioni di Claude Chossat, ex affiliato della Brise de Mer la storica organizzazione mafiosa dell’isola oggi collaboratore di giustizia. Interpellato dal settimanale svizzero Le Matin Dimanche, Chossat ha raccontato agli inquirenti come per anni le costose auto da rally, il cui valore oscilla tra i 150mila e i 200mila franchi, siano state utilizzate dall’organizzazione per ripulire i proventi di attività illecite, compresa la maxi-rapina da oltre 30 milioni di franchi alla UBS di Ginevra nel 1990.

Il nome di Moretti entra in questa storia attraverso un dettaglio finora passato inosservato. Nell’ottobre 2023 più di due anni prima che il suo nome finisse su tutte le prime pagine il (futuro) gestore di Le Constellation partecipò a un rally automobilistico in Corsica a bordo di una Fiat 131 Abarth del 1976. Al suo fianco, Sébastien Bottinelli, finanziere miliardario di Ginevra e suo socio in affari da anni. Un episodio che assumerebbe scarso rilievo se non fosse per un’altra coincidenza, questa già nota: è stato lo stesso Bottinelli, lo scorso gennaio, a versare i 200mila franchi di cauzione che hanno permesso a Moretti di evitare il carcere dopo il fermo per la strage di Capodanno. Il finanziere ginevrino, dunque, non è soltanto il compagno di passione per i motori del ristoratore, ma anche il suo garante nel momento più delicato dell’inchiesta.

A complicare ulteriormente la posizione di Moretti si aggiunge un filone d’indagine parallelo, quello sul presunto riciclaggio legato alla sua attività imprenditoriale: secondo gli investigatori, il patrimonio del ristoratore poggerebbe su prestiti ottenuti in modo verosimilmente indebito e su una gestione finanziaria opaca, costellata di presunte frodi. Il quadro che ne emerge preoccupa non solo la magistratura elvetica, ma anche Roma. La scarcerazione di Moretti, avvenuta lo scorso gennaio, aveva già provocato una crisi diplomatica tra Italia e Svizzera: il governo italiano richiamò per protesta il proprio ambasciatore a Berna, e la premier Giorgia Meloni definì la decisione «un affronto alla memoria delle vittime». Mese dopo mese, il profilo del ristoratore di Crans-Montana si arricchisce di elementi che vanno ben oltre la negligenza contestatagli per l’incendio.

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