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Cronaca internazionale

Utili ai musei i pass speciali per ricchi

Oggetto del desiderio è l’arazzo di Bayeux, noto anche come Telle de Conquest, un tessuto ricamato 1000 anni fa per descrivere la conquista normanna dell’Inghilterra culminata nella battaglia di Hastings

TOPSHOT - This general view shows the Bayeux Tapestry on exhibit before the arrival of France's President Emmanuel Macron as he attends a preview event with Britain's King Charles III and the British prime minister for the Bayeux Tapestry Exhibition, at the British Museum in London on September 2, 2026. (Photo by Ludovic MARIN / POOL / AFP)

I ricchi, specie i «molto ricchi», possono visitare i musei in privato pagando tariffe elevate per aperture straordinarie e visite a porte chiuse, senza doversi mettere in fila o fare a spintoni per un selfie. Che siano Louvre o musei Vaticani, questi clienti, possibili donatori, se li litigano fra loro. Anche quando sono tecnocrati filosofi, anarchici libertari e implacabili antiwoke. Che alcuni membri dello staff museale non ne siano felici e forniscano informazioni anonime ai media sulla visita al British Museum di Peter Thiel, imprenditore e fondatore di PayPal, per ammirare i 70 mq di arazzo giunto dalla Normandia, senza neppure sfiorare i 40mila visitatori che hanno fatto 8 ore di fila, non renderà questa pratica meno standard. Oggetto del desiderio è l’arazzo di Bayeux, noto anche come Telle de Conquest, un tessuto ricamato 1000 anni fa per descrivere la conquista normanna dell’Inghilterra culminata nella battaglia di Hastings. La tela è in prestito per la prima volta dalla Francia all’Inghilterra, con esorbitanti spese di trasporto e assicurazione a carico del museo, e la notizia che il «controverso» miliardario abbia potuto ammirare i tessuti ancor prima dell’apertura ufficiale ha provocato un discreto sconcerto fra chi si domanda se sia stato opportuno concedere tale privilegio al «cuore di tenebra» della Silicon Valley in quanto «portatore di valori di dubbia condivisione». Il tormento si amplifica al pensiero che la tela sia stata esposta alla luce più tempo del necessario e per compiacere un individuo «senza alcun interesse per l’arte» e che, almeno a oggi, non ha promesso donazioni al British in affanno. Essendo il 200° uomo più ricco del pianeta potrebbe, un giorno, decidere di farlo. La sopravvivenza del British dipende da sussidi statali e «pecunia non olet» o all’inglese «green is green». Forse meglio chiudere un occhio, anche due, e provare a sorvolare algidi sulle antipatie.

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