La decisione della Casa Bianca di riportare le catapulte a vapore sulle future portaerei della classe Gerald R. Ford apre un nuovo fronte nel dibattito sulla trasformazione tecnologica della Marina statunitense. Un memorandum sulla sicurezza nazionale firmato dal presidente Donald Trump il 13 agosto 2026 incarica il Dipartimento della Difesa di elaborare entro 60 giorni un piano per sostituire, a partire dalla futura USS Doris Miller (CVN-81), il sistema elettromagnetico EMALS e gli Advanced Weapons Elevators con apparati a vapore e sistemi idraulici. La misura interviene mentre la nave è già inserita nel ciclo costruttivo e la sua consegna è stata recentemente posticipata al febbraio 2034.
Cosa sappiamo
Il provvedimento rappresenta un’inversione rispetto all’architettura tecnologica concepita per la classe Ford, sviluppata per sostituire progressivamente le portaerei Nimitz. L’EMALS (Electromagnetic Aircraft Launch System) utilizza energia elettrica immagazzinata e conversione allo stato solido per generare un campo magnetico mobile capace di accelerare il velivolo lungo la catapulta. Secondo la documentazione della U.S. Navy, il sistema è stato progettato per offrire un controllo più preciso della velocità terminale, un’accelerazione più progressiva, una maggiore automazione e la capacità di operare con una gamma più ampia di aeromobili, dai velivoli senza pilota leggeri ai caccia pesanti. La configurazione della classe Ford comprende quattro catapulte EMALS e il sistema di recupero Advanced Arresting Gear (AAG).
Il passaggio al vapore richiesto dall’amministrazione Trump riporterebbe quindi in primo piano un’architettura meccanico-idraulica già utilizzata sulle portaerei della classe Nimitz. La differenza non riguarda soltanto il dispositivo di lancio: l’EMALS è parte integrante di una piattaforma concepita attorno a una maggiore elettrificazione, alla riduzione del personale necessario alla gestione degli apparati e all’incremento della generazione delle sortite. La stessa documentazione tecnica della Marina indica che l’eliminazione delle linee di servizio a vapore costituisce uno degli elementi caratterizzanti della classe Ford.
Il confronto tra le due soluzioni non può essere ricondotto esclusivamente alla questione della semplicità meccanica. L’EMALS è stato sviluppato proprio per ridurre le sollecitazioni sulla cellula durante il lancio, migliorare la regolazione dell’energia trasferita al velivolo e ampliare l’inviluppo operativo. Il Government Accountability Office aveva già evidenziato, durante le prime fasi del programma Ford, la rilevanza dell’EMALS per gli obiettivi di incremento della generazione delle sortite e di riduzione del fabbisogno di personale, pur documentando anche ritardi e difficoltà tecniche nella maturazione iniziale della tecnologia.
La Doris Miller e il problema dell’integrazione industriale
Secondo analisti statunitensi il punto più delicato del provvedimento riguarderebbe la tempistica. La USS Doris Miller, identificata con la sigla CVN-81, è la quarta unità della classe Gerald R. Ford. Il programma ha già accumulato ritardi: nel maggio 2026 la Marina aveva comunicato lo slittamento della consegna da febbraio 2032 a febbraio 2034, attribuendolo principalmente alle limitazioni di capacità del cantiere di Newport News nella costruzione dei moduli della nave e agli effetti a cascata dei ritardi della precedente USS Enterprise.
L’ordine presidenziale interviene dunque su una piattaforma la cui progettazione e costruzione sono già impostate attorno ai sistemi elettromagnetici. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, l’apparato EMALS destinato alla Doris Miller sarebbe già in una fase avanzata di produzione, prossima al 50 per cento. General Atomics, società responsabile della tecnologia, ha avvertito che una modifica in questa fase comporterebbe rischi significativi sotto il profilo dei costi, della programmazione e dell’integrazione tecnica. La stessa fonte riferisce che esponenti della Marina e dell’industria hanno espresso riserve sulla convenienza di intervenire su un’architettura progettuale già consolidata.
La questione assume quindi una dimensione che supera il semplice confronto tra due sistemi di lancio. Per sostituire l’EMALS con apparati a vapore sarebbe necessario intervenire sull’architettura energetica e impiantistica di una nave progettata secondo criteri fortemente elettrificati. La modifica coinvolgerebbe inoltre spazi, distribuzione dei sistemi, alimentazione, controllo, manutenzione e procedure operative. Non si tratterebbe pertanto della semplice sostituzione di una componente, ma di una revisione dell’integrazione di sistema della portaerei. È proprio questo elemento a spiegare le preoccupazioni espresse dall’industria circa possibili effetti su costi e calendario. Il memorandum rientra inoltre nel piano dell’amministrazione statunitense per rafforzare la capacità industriale della cantieristica navale militare.
Il documento prevede ulteriori misure relative alla costruzione e alla manutenzione delle unità della Marina, compresa la prospettiva di una nuova infrastruttura cantieristica pubblica e interventi sulla disponibilità dei componenti necessari alla flotta. La revisione dell’architettura delle portaerei va quindi considerata all’interno di una strategia più ampia volta a intervenire sulla base industriale della cantieristica militare statunitense.
Una scelta tecnologica con implicazioni operative e strategiche
Sul piano operativo, il confronto tra vapore ed elettromagnetismo coinvolge soprattutto tre parametri: generazione delle sortite, disponibilità del sistema e sostenibilità logistica. L’EMALS è stato concepito per consentire un controllo digitale più preciso dell’accelerazione e per ridurre manutenzione e personale rispetto alle precedenti catapulte a vapore. La documentazione NAVAIR attribuisce inoltre al sistema una maggiore flessibilità nella gestione di aeromobili di peso e caratteristiche differenti.
L’esperienza della USS Gerald R. Ford costituisce nel frattempo un elemento concreto della valutazione. Nel giugno 2022 la prima portaerei della classe raggiunse 10.000 lanci e recuperi effettuati con EMALS e AAG; la Marina aveva già documentato in precedenza giornate operative nelle quali la nave aveva realizzato centinaia di cicli di lancio e recupero. Nel 2024, inoltre, i test sulla USS John F. Kennedy hanno previsto l’impiego dell’EMALS per il lancio di carichi simulati fino a 80.000 libbre, pari a circa 36,3 tonnellate, in preparazione alle successive prove operative.
Secondo alcune analisi la decisione di Washington dovrebbe essere percepita anche nel quadro della competizione tecnologica navale. L’EMALS non rappresenta infatti una soluzione esclusivamente statunitense: la tecnologia elettromagnetica è stata adottata o presa in considerazione da altre potenze navali impegnate nello sviluppo di portaerei di nuova generazione. Un ritorno americano al vapore costituirebbe quindi una discontinuità rispetto alla traiettoria tecnologica seguita negli ultimi decenni dalla Marina statunitense e dalla cantieristica militare internazionale.
La questione centrale diventa ora l’attuazione del memorandum. Entro 60 giorni il Dipartimento della Difesa dovrà definire le modalità tecniche necessarie per la riconfigurazione della Doris Miller. Saranno quindi determinanti la disponibilità degli apparati a vapore, la compatibilità con l’architettura della classe Ford, l’impatto sui tempi di costruzione, i costi di ingegnerizzazione e la capacità della filiera industriale di sostenere una tecnologia che la Marina aveva progressivamente sostituito con sistemi elettrici. La scelta non modifica le prime unità della classe già impostate secondo l’architettura EMALS, ma potrebbe influenzare il disegno delle successive portaerei e, più in generale, l’indirizzo tecnologico della componente aeronavale statunitense.
