Il suo volto era uno in mezzo a migliaia, ma è diventato il simbolo più famoso a livello internazionale (apparso anche su riviste prestigiose come l’americano TIME) del desiderio di libertà e democrazia per tanti giovani cinesi. Joshua Wong, 29 anni, ieri si è dichiarato colpevole davanti all’Alta Corte di Hong Kong. L’attivista pro-democrazia è accusato di collusione con potenze straniere, un reato punibile con l’ergastolo ma in caso di ammissione di colpa la pena può ridursi di un terzo.
Wong è uno dei volti più noti dei movimenti per la democrazia di Hong Kong. Il suo nome comparve la prima volta nel settembre 2014 durante la «Rivoluzione degli ombrelli» (dal simbolo scelto dai manifestanti): all’epoca i giovani di Hong Kong protestarono pacificamente per difendere il diritto a libere elezioni per le autorità cittadine contro le imposizione del governo centrale. Fu di nuovo protagonista delle proteste del 2019-2020 contro la riforma della legge sull’estradizione e per il timore che abbattesse definitivamente la divisione tra i sistemi giuridici di Hong Kong e della Cina Continentale. Fu proprio dopo la violenta repressione di queste proteste che fu promulgata la legge sulla sicurezza nazionale che punisce reati quali la sovversione, la secessione e la collusione con forze straniere. Wong sta già scontando una precedente condanna per la partecipazione alle primarie non ufficiali del movimento pro democrazia nel 2020. L’accusa ritiene che Wong, assieme ad altri attivisti, abbia cercato di convincere governi, organizzazioni e persone all’estero a imporre sanzioni o blocchi contro Hong Kong e la Cina tra luglio e novembre 2020. Tra i nomi citati nell’atto di accusa anche Nathan Law, fondatore assieme a Wong del disciolto partito Demosist, fuggito all’estero nel 2020 e su cui la polizia di Hong Kong nel 2023 ha promesso una ricompensa per ogni informazione utile alla sua cattura.
