È una mostra fatta di dettagli da gustare con calma, quella che il Museo Bagatti Valsecchi ha deciso di ospitare questo autunno. Le sale della casa-museo in via Gesù, voluta a fine Ottocento dai fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi sul modello dei nobili palazzi rinascimentali, accolgono le creazioni di Bertozzi & Casoni, ovvero Giampaolo Bertozzi e Stefano Casoni, un duo artistico che è un unicum nel panorama italiano perché si è da sempre dedicato alla ceramica come forma d’arte e non di artigianato.
Le loro immaginifiche creazioni appaiono dentro il Bagatti Valsecchi quali «Eterne e fragili presenze», come recita il titolo della poetica mostra curata da Alberto Mattia Martini in collaborazione con la Galleria Giovanni Bonelli (fino al 25 ottobre). Il progetto, scandito in una trentina di opere, si sposa in modo perfetto con la casa-museo, dando vita a un’osmosi inedita tra le memorie rinascimentali della dimora e le spiazzanti sculture iperrealiste in ceramica del duo.
Ogni ambiente è una sorpresa: ci sono vasi di fiori originali (uno realizzato con il barattolo del caffè Paulista) su tavoli e scaffali, una cuccia per un cane davanti al camino, un naso lungo di Pinocchio che «infilza» una serie di libri in biblioteca e poi ancora «avanzi» di pasti nei piatti, borsette in camera da letto, la testa di uno scimpanzé «servita» su un vassoio e quella di un alce dal cui capo si ergono rami in fiore. Con il loro linguaggio, Bertozzi & Casoni ci mostrano la bellezza dei piccoli oggetti quotidiani e la caducità delle cose. Non ci sono umani nelle loro opere, solo nature morte, animali e fiori realizzati usando il materiale più delicato che esista: la ceramica. «Le loro opere non vogliono essere isolate su un piedistallo: abitano la casa», commenta il direttore del Bagatti Valsecchi, Antonio D’Amico. La poetica della vanitas contemporanea trova in effetti negli ambienti della casa-museo una cassa di risonanza ideale. È un’arte raffinata, quella di Bertozzi & Casoni: il duo, oggi ben affermato e quotato, non ha avuto agli inizi vita facile. Lo stesso Bertozzi ci ha ricordato con una punta di amarezza il forte scetticismo di tanti, anche qui in Italia, che a lungo hanno considerato la ceramica un’arte minore. La svolta è arrivata, per loro che sono di Imola, alla fine degli anni Novanta grazie all’incontro con l’illuminato gallerista torinese Gian Enzo Sperone, che fu il primo a credere in loro: «Da allora abbiamo deciso di fondere le nostre personalità. Stefano più vivace ed esuberante ed io, più pacato e riflessivo, ci siamo fusi in un’unica firma: Bertozzi & Casoni». Un sodalizio interrotto solo nel 2023 per la prematura morte, a 62 anni dopo una lunga malattia, di Stefano Casoni: «Continuo l’opera di Bertozzi & Casoni anche nella sua memoria», ci dice Bertozzi. E così questa mostra, che è in fondo una riflessione sulla caducità dell’esistenza, non può che commuovere.
