Dal 1999 è un monumento nazionale vincolato ma alzi la mano chi è stato almeno una volta a «Casa Petrarca» a Milano. Forse pochi. Un gioiello conservato all’interno della Cascina Linterno (l’antica «Infernum») in via Fratelli Zoia, tra Quarto Cagnino e Baggio, dimora di campagna prediletta del poeta Francesco Petrarca per otto anni, dal 1353 al 1361, durante il lungo soggiorno milanese presso i Visconti. Grazie alla donazione di un milione e mezzo di euro da parte dell’imprenditore e mecenate Claudio De Albertis, ex presidente di Assimpredil scomparso nel 2016, ha consentito una decina di anni fa al Comune di commissionare al Politecnico di Milano un restauro strutturale che ha salvato la cascina dal degrado e, forse, da eventuali crolli. E il gruppo culturale Csa Petrarca Ets che ha in concessione la Casa dal 2019 e (almeno) per i prossimi sei anni visto che vinto ancora il bando, ha aperto la dimora alle visite, a incontri e laboratori e - completamente a proprie spese e «nonostante un affitto oneroso da versare ogni anno al Comune che è proprietario dell’immobile» - ha restaurato e riportato alla luce nel 2024 la parete con le imprese araldiche dei Visconti, nascoste da strati di calce. Il «Sole nascente», la «Corona Viscontea», la «Colombina» che Pier Candido Decembrio attribuisce allo stesso Petrarca per il giovane Gian Galeazzo Visconti con il motto «À bon droit», a buon diritto.
Casa Petrarca sogna in grande. L’ente del terzo settore ha messo a punto un progetto di museo multimediale e immersivo che permetterebbe anche di ampliare le visite (oggi su prenotazione, grazie alla disponibilità dei volontari), vorrebbe aprire un «ostello medievale» negli spazi seicenteschi accanto e creare un parco letterario nell’adiacente parco delle Cave, «per comunicare le sensazioni che hanno ispirato il poeta». Un progetto di ampio respiro, che può coinvolgere altri luoghi storici affini come la Certosa di Milano in Garegnano, l’Abbazia di Morimondo e promuovere una «Via del Petrarca», con un gemellaggio già avviato tra le celebri dimore del Petrarca come Arezzo, Avignone, Arquà Petrarca (Padova), Selvapiana (Reggio Emilia).
«Un soggiorno lungo otto anni non ha precedenti nella biografia del poeta, se si esclude il periodo giovanile avignonese» sottolinea il presidente di Csa Petrarca Massimo De Rigo. Ma i grandi progetti si scontrano con la necessità (altrettanto grande) di risorse e la «sensazione di abbandono da parte del Comune». Ricorda che anche per valorizzare i soffitti lignei del Trecento «serve un restauro filologico e una cura costante, tendono a sbriciolarsi, d’altra parte sette secoli di storia pesano». E la parete è «solo l’inizio del grande restauro e rilancio che meriterebbe questo luogo». Per le visite guidate, le iniziative tra casa e parco con studenti delle scuole superiori e universitari e dibattiti, l’associazione non chiede biglietti d’ingresso e contributi, «chi può lascia un’offerta». Ma a Cascina Linterno «siamo gli unici a versare un affitto, siamo considerati un’impresa. Aabbiamo chiesto uno sconto al Comune ma non c’è stato verso. Ha creato problemi anche sulla posa di un cartello turistico», ad oggi non c’è, «una volta abbiamo trovato due francesi che vagavano nel parco alla ricerca della casa del Petrarca». De Rigo riferisce che non sono «stati ascoltati neanche sulla messa in sicurezza dell’area esterna dai cani di un agricoltore che ha un altro spazio in concessione. Una donna è stata ferita, dobbiamo garantire visite in piena sicurezza. Ma è emblematico. La figura del Petrarca a Milano è stata ignorata anche alle Olimpiadi invernali. Se un monumento nazionale viene trattato così vuol dire che non c’è la minima considerazione». De Rigo è preoccupato dagli «appetiti immobiliari ai margini del parco delle Cave, forse qualcuno spera che prima o poi ci stanchiamo». Per realizzare museo interattivo, ostello, parco letterario «abbiamo bisogno di un mecenate che creda nella nostra causa. Ma senza l’imprimatur del Comune è complicato. Siamo abbandonati a noi stessi».
