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Cronaca locale

“Sono a rischio le piante con le radici nel cemento”

L’agronomo Luciano Riva: “Progettare alberi senza interferenze con infrastrutture”

Albero cade in area verde pubblica Piazzale Risorgimento ferendo passanti, Polizia Locale Vigli del Fuoco e Soccorso sanitario sul posto, Milano, 14 Settembre 2026, ANSA/ANDREA FASANI

«L’olmo di piazza Risorgimento non è caduto perchè era inclinato o per le conseguenze dei cambiamenti climatici, neppure perchè era troppo alto». Luciano Riva, agronomo e specializzato in arboricoltura, ammette di non dar peso a questo tipo di segnalazioni, che, in genere «provengono dai cittadini» (altro discorso per gli avvertimenti dei tecnici). Da cosa è dipesa, allora, la caduta? «Dall’apparato radicale sofferente, ossia dalle radici. Ogni pianta ha bisogno di svilupparsi nel suolo proporzionalmente alla propria chioma. Se lo spazio di crescita non è libero o è danneggiato da scavi, le radici - che sono organi che richiedono ossigeno e lo trovano nello strato superficiale del terreno - soffrono e compromettono la stabilità dell’intera pianta». In una città come Milano questa situazione è la norma, attorno agli alberi piantati 60 o 70 anni fa è «fiorito» il cemento e i lavori lungo il manto stradale sono all’ordine del giorno. «Infatti, ad oggi sono a rischio caduta molte piante. Basta guardarsi attorno. Se c’è tanto terreno, come al parco Sempione, olmi, cedri, bagolari si radicano a fondo nel sottosuolo. I Giardini Montanelli, in proporzione, hanno meno aiuole. Non parliamo dei filari cittadini». Però nessuno pota più le chiome e quando soffia tanto vento si crea un effetto potenzialmente disastroso. «È vero, la forza del vento si può contenere riducendo le fronde ma questa scelta va abbinata alla biologia della pianta, non tutti gli alberi richiedono potature. E senza la compromissione delle radici un albero non si ribalta». Quali soluzioni si possono adottare? «Si può investire sul futuro. L’arboricoltura va considerata sui decenni, mentre il mondo dell’edilizia parla di oggi e di domani. Ci vuole la pianta giusta al posto giusto, le dimensioni delle specie devono essere proporzionali all’area. Un platano richiede un certo volume di suolo e terreno libero». Come mai queste mancanze «green» affliggono Milano e non Parigi o Londra che hanno molti più alberi e altrettanto antichi?

«Dipende dalla mancata conoscenza delle specie arboree degli ultimi 100 anni. Gli Champs Elysees sono stati addobbati nella metà del 1700, i filari di platani sagomati e dalle chiome contenute hanno un apparato radicale che richiede minor volume. È stata una scelta che partecipa all’architettura della città e che richiede ingenti spese di manutenzione».

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