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Cronaca nera

“Abbiamo usato più droghe per giorni”. Così de Oliveira Morando ha confessato l’omicidio di Fabio Colapietro

L’insegnante, proprietaria dell’immobile, si è avvalsa della facoltà di non rispondere mentre Keith Butig ha dichiarato la propria estranietà

Nella combo, l'abitazione a Mirafiori di Christian Matheus De Oliveira Morando (ritratto nel riquadro a destra), presunto assassino di Fabio Colapietro (a sinistra); al centro, Nicole Formichetti, 47 anni, docente originaria di Rieti, fermata per favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere di Fabio Colapietro, Torino, 26 settembre 2026. ANSA / TINO ROMANO / FACEBOOK +++ ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++

Nell’udienza di garanzia di fronte al giudice Antonio Borretta, il 26enne Christian Matheus de Oliveira Morando ha ammesso l’omicidio di Fabio Colapietro, 39 anni, trovato smembrato all’interno di un appartamento di Torino. “Chiusi in quella casa da giorni, abbiamo fatto uso di più droghe”, avrebbe dichiarato. Mentre l’indagato ha ripercorso a fatica le ultime ore della vittima, i tentativi di prestare soccorso e poi la decisione di fare a pezzi il corpo per nasconderlo, Nicole Formichetti, proprietaria dell’appartamento, si è avvalsa della facoltà di non rispondere mentre l’altra donna, Keith Butig, si è detta del tutto estranea.

Tutto sarebbe iniziato la sera del 20 settembre, quado i quattro hanno iniziato a consumare crack, Lsd, funghi allucinogeni e droga dello stupro, materiale che sarebbe stato procurato dalla stessa vittima. Nella notte tra il 21 e il 22 settembre, al ritorno di Colapietro da un giro per recuperare un ulteriore quantitativo di dosi, sarebbe scoppiata la lite innescata, secondo de Oliveira, da un tentativo del Colapietro di sottrargli il portafoglio. La reazione violenta ha causato la morte dell’uomo, anche se l’indagato non ha saputo dire come sia avvenuta.

“Abbiamo provato a rianimarlo per due ore con il massaggio cardiaco”, avrebbe detto de Oliveira agli investigatori. Ma quando si sono resi conto che tutto sarebbe stato inutile, hanno deciso di tagliarlo a pezzi, un’azione alla quale avrebbero partecipato, dice lui, tutti e tre. Per portare a termine il piano, il gruppo si è procurato coperture, sacchi neri e cemento a presa rapida perché, ha dichiarato de Oliveira, “i resti volevamo buttarli nel fiume”. L’avvocato di de Oliveira ha spiegato che “quando hanno visto che era morto, hanno deciso di nascondere il cadavere. Sono andati nei giorni successivi a comprare il telo, i sacchi, la candeggina, i guanti, il coltello, il cemento. L’hanno sezionato e lui dice che a un certo punto non ce la faceva più: esce, chiama sua madre, la fa venire lì e chiama la polizia”. Gli avvocati di Formichetti hanno dichiarato che la loro assistita è “sconvolta e in questo momento non è in grado di ricostruire gli eventi” mentre Butig se ne tira fuori: “Mi sono chiusa in un’altra stanza, sono solo uscita a comprare dei sacchetti. Poi me ne sono andata e ho vagato per un giorno e mezzo prima di tornare a casa”.

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