Giallo a Torino Mirafiori. Ucciso a bastonate, fatto a pezzi e chiuso in due sacchi neri. Un cadavere senza nome, una madre che denuncia il figlio 26enne che confessa, l’ombra di una mattanza nell’appartamento affittato a un’insegnante. Mistero sull’omicidio di un uomo di mezz’età trovato in avanzato stato di decomposizione a Borgo Vittoria, Madonna di Campagna, periferia nord di Torino. Due giovani trovati in casa sono stati portati in questura. Sul caso stanno lavorando gli agenti della squadra mobile e gli esperti della scientifica con la pm Lea Lamonaca. «Correte, mio figlio ha fatto qualcosa di grave» la telefonata disperata di una donna al 112 giovedì sera.
Inizia così, con dei vestiti sporchi di sangue trovati in lavatrice, quello che in pochi minuti viene classificato come omicidio volontario e depezzamento di cadavere. Quando arrivano le volanti di polizia la donna spiega che il fattaccio non sarebbe avvenuto lì, a Mirafiori, ma dalla parte opposta della città, al 46 di via Tommaso Gulli occupato da un’affittuaria di 47 anni, docente di Lettere in un istituto di Scirè. Il figlio accanto a lei confessa subito. «Abbiamo avuto una colluttazione, l’ho ammazzato». Quando la polizia arriva al quarto piano della palazzina, sono le 23 di giovedì, la professoressa apre la porta. Dentro altri due giovani. Nel bagno due sacchi della spazzatura con resti umani. Accanto un secchio con due coltelli da macellaio sporchi di sangue. «Sentivamo un forte odore da giorni» racconteranno i vicini che non si meravigliano troppo per quanto accaduto. «In quell’appartamento c’era un via vai di persone a tutte le ore del giorno e della notte. La professoressa la vedevamo quando portava a spasso il cane, sempre accompagnata da qualcuno. Fra questi una transgender brasiliana». La stessa portata in questura e interrogata assieme all’intestatario dell’appartamento in stato di fermo per omicidio volontario. Nessuna morte per overdose, come ipotizzato sulle prime considerato l’ambiente di tossicodipendenza. Secondo il medico legale la vittima è stata uccisa con un bastone e una serie di coltellate, poi depezzata per farla sparire senza dare nell’occhio. «La prof? Si era trasferita qui da Rieti. Da qualche tempo stava male: in pochi mesi, nemmeno un anno, era dimagrita. Ultimamente sembrava stesse meglio ma non credo lavorasse più» spiega un vicino. Un altro condomino parla delle amicizie della professoressa: «Abito qui da pochi mesi. Però la vedevo spesso con un trans straniero. Si incontravano sotto al portone quando lei faceva la passeggiata con il cagnolino. Si abbracciavano, poi lui saliva su con lei. Spesso c’era anche un uomo alto, magro, sui 30 anni», spiega. Poche le certezze. Fra queste: l’uomo ucciso, che non abitava in via Gulli, è stato tramortito a sprangate, poi finito a colpi di coltello. Infine tagliato a pezzi. Dove? Comunque l’omicidio è avvenuto giorni fa. L’affittuaria, un amico dell’omicida e la trans erano in casa con i resti dell’uomo, quindi tutti sapevano del cadavere. Da chiarire il movente. Perquisite altre case, a cominciare da quella di Mirafiori dove vive il ragazzo, in cerca di prove. I coltelli sono stati sottoposti agli esami di laboratorio, sequestrati cellulari e pc, visionate le telecamere della zona.
