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Droga, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, tutti i precedenti di Fakir

Mentre la procura di Bologna lavora al caso, chiedendo tranquillità per svolgere le indagini, i sindacati di polizia chiedono di valutare oggettivamente l’intero accaduto

Droga, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, tutti i precedenti di Fakir
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La procura di Bologna ha chiesto tranquillità per lavorare al caso di Abderahhim Fakir, l'uomo morto a Bologna durante l’arresto. Ci sono aspetti che non sono ancora noti e che la procura e gli investigatori vogliono esplorare con serenità prima di fare qualunque ipotesi, in attesa soprattutto dell’autopsia, che darà informazioni necessarie e fondamentali a capire cosa sia accaduto. Intanto la sinistra ha già scelto di schierarsi con lui, condannando l’operato degli agenti, tanto che questa sera a Bologna il sindaco Matteo Lepore ha chiamato una manifestazione in solidarietà con Fakir, per il quale i parenti chiedono “vendetta”.

Ma agli investigatori è affidato anche il compito di andare indietro nel tempo e di verificare cosa è accaduto prima di quel video, non solo ieri pomeriggio ma nel più ampio arco temporale possibile, per avere un’idea completa di tutto. “Nel pieno rispetto degli accertamenti della magistratura, è doveroso fornire un elemento di contesto finora rimasto in secondo piano: l’uomo deceduto a Bologna non era affatto sconosciuto alle Forze dell’Ordine, ma un soggetto con un curriculum criminale di primo piano. A suo carico risultano infatti numerosi precedenti tra cui un arresto da minorenne per detenzione di stupefacenti, uno nel 2004 nell’ambito di una vasta operazione della DDA di Bologna per traffico di droga, una denuncia nel 2005 per lo stesso reato, un altro arresto nel 2019 per resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio e un altro ancora nel 2022 per lesioni personali”, si legge in una nota di Domenico Pianese, segretario generale del Sindacato di Polizia Coisp.

Questi elementi, ha sottolineato Pianese, “non intendono in alcun modo anticipare le conclusioni della magistratura né attribuire responsabilità diverse da quelle che saranno accertate, ma restituiscono il quadro oggettivo della pericolosità e della potenziale aggressività della persona con cui i poliziotti si sono trovati a confrontarsi. Chi interviene su strada deve prendere decisioni in pochissimi secondi di fronte a soggetti con una comprovata inclinazione alla violenza e al rifiuto delle regole.

Chiediamo dunque che si smetta di alimentare processi mediatici e che l'operato dei poliziotti venga valutato sulla base dei fatti e non dei pregiudizi”. Un appello al buon senso da parte del sindacalista, che finora non ha trovato accoglimento a sinistra, dove gli agenti sono già considerati colpevoli.

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