Le opere di Antonello da Messina trafugate a Ferragosto? «Probabilmente si sono già inabissate... Potrebbero non essere mai ritrovate». Un investigatore di lungo corso, esperto di furti di capolavori, descrive la seconda vita di beni spesso di valore milionario, quella illecita e sotto traccia.
Dopo il colpo dei gioielli di Napoleone III portati via dal Lourvre di alcuni mesi fa e dopo quello dei quadri di Renoir, Cézanne e Matisse (nella foto) rubati alla Fondazione Magnani Rocca in provincia di Parma (ritrovati proprio in questi giorni), tocca a Messina. Non è un caso che la Sicilia abbia una sezione dedicata del Nucleo Tpc-Tutela patrimonio culturale dei carabinieri, tanta è la ricchezza dei suoi tesori artistici. Questo tipo di furti avviene quasi sempre su commissione, i ladri sanno già a chi andrà il tesoro sottratto. «Questa la trafila più comune - continua l’esperto -: il ricettatore italiano trasporta l’oggetto fino al centro o nord Europa, Germania o Olanda». Anche se i ricettatori numero uno al mondo, dicono gli inquirenti, sono svizzeri. «Una volta arrivata in un porto, l’opera prende nella maggior parte dei casi la via degli Stati Uniti, ancora oggi il mercato principale per le opere d’arte, seguito dagli orientale e sudamericani». Certo è che opere tanto riconoscibili restano un piacere segreto e possono essere mostrate dal collezionista a pochi intimi, mai in pubblico.
Un’altra strada è il mercato nero. Una strada molto ardua, perché quadri come quelli di Antonello da Messina sono senza documentazione ufficiale - e quindi in molti casi rivenduti a un valore più basso del reale - e troppo celebri per passare inosservati. Senza contare che la banca dati digitalizzata del Tpc, con 1,3 milioni di pezzi, è la più grande del mondo ed è collegata con tutte le reti internazionali. Non appena qualcuno tenta di proporre un’opera, scatta un alert che avvisa gli investigatori. Poi c’è la mafia, da anni ormai in prima linea nel commissionare furti d’arte. Per i boss, dipinti, sculture e reperti archeologici diventano status symbol, come ostentazione di potere, oppure un bene rifugio più solido di immobili e lingotti. O ancora merce di scambio, «moneta» da spendere nei traffici illeciti. Dopo droga e armi, l’arte è la fonte di guadagno più redditizia per la criminalità organizzata. A volte infine parte una trattativa sotterranea tra i ladri e il proprietario (anche il museo) per la restituzione che avviene in forma di strani «ritrovamenti». Ma molti capolavori finiscono distrutti o dimenticati un una cantina.
