Due giorni di sballo totale e continuo che hanno portato alla macabra uccisione di Fabio Colapietro. Emergono nuovi e inquietanti dettagli dalla confessione del 26enne Matheus De Oliveira Morando (l’esecutore materiale dell’omidicio) che ha fatto al suo avvocato, Wilmer Perga, di fronte al giudice per le indagini preliminari Antonio Borretta nel corso dell’udienza per convalidare il fermo.
Il festino
La follia dei protagonisti di questa vicenda, in totale quattro compresa la vittima, ha luogo all’interno di un appartamento di via Gulli, quartiere torinese. Il festino con il mix di droghe inizia nella sera di domenica 20 settembre per proseguire ininterrottamente fino al 22, martedì. Nella casa della docente di 46 anni sono presenti anche Keith Butig, transgender di 22 anni, e Colapietro, quest’ultimo in veste di spacciatore e amico della professoressa.
Le droghe usate
Secondo le ricostruzioni, sarebbe stata proprio la vittima a consegnare la droga ai presenti. Tutte le sostanze sono state elencate dall’avvocato Perga secondo la confessione del suo assistito. “Crack, Lsd, funghi allucinogeni, hashish, droga dello stupro”, è il raccapricciante racconto di De Oliveira Morando. Sul luogo sarebbe stata rinvenuta anche mdphp, una dorga sintetica nota come polvere di scimmia allucinogena. I presenti “hanno cominciato a consumare ogni tipo di sostanza, il giorno e la notte”, spiega l’avvocato.
Quando, molte ore dopo, le sostanze stupefacenti stavano per esaurirsi, Colapietro è uscito dall’abitazione per tornare circa due ore dopo con nuove forniture. Ricomincia lo sballo e, ormai totalmente annebbiati, secondo i racconti il giorno dopo l’inizio del party il 26enne “si sveglia e gli dicono che la vittima gli avrebbe forse rubato 50 euro. Ne nasce una lite in cui tutti si sono picchiati, quindi Colapietro cade e muore”. Sulle cause del decesso, però, non c’è ancora totale chiarezza.
