Sono bastati pochi minuti perché una puntura di calabrone si rivelasse fatale per Manuel Mongini. Il noto e stimato naturalista e ornitologo del Novarese, 74 anni, è morto domenica 2 agosto nella sua abitazione di Soriso, in provincia di Novara, dopo essere stato punto all’orecchio mentre lavorava nel suo orto. A provocarne la morte è stato un violento shock anafilattico. La sua scomparsa ha profondamente colpito il mondo della divulgazione naturalistica e richiama l’attenzione su un rischio tanto raro quanto potenzialmente fatale: le gravi reazioni allergiche provocate dal veleno degli imenotteri.
La tragedia nell’orto di casa
L’incidente è avvenuto nel giardino dell’abitazione di Manuel Mongini, a Soriso, piccolo comune della provincia di Novara. Il 74enne stava raccogliendo alcuni ortaggi quando un calabrone lo ha improvvisamente punto all’orecchio. Il dolore è stato immediato e il naturalista ha deciso di rientrare subito in casa, dove ha chiesto aiuto alla compagna Elisa. In un primo momento nulla lasciava immaginare che quella puntura avrebbe avuto conseguenze così drammatiche. Mongini si è seduto in attesa che gli venisse applicata una pomata lenitiva, ma le sue condizioni sono peggiorate con una rapidità impressionante. Nel giro di appena cinque minuti ha perso conoscenza, prima ancora che fosse possibile prestargli un aiuto efficace.
Lo shock anafilattico e i soccorsi
Secondo quanto ricostruito, il naturalista è stato colpito da un violento shock anafilattico che, come detto, gli ha fatto perdere conoscenza in pochissimi minuti. Sono stati immediatamente allertati i soccorsi del 118, ma quando il personale sanitario è arrivato sul posto non ha potuto fare altro che constatare il decesso del 74enne. Una vicenda che dimostra quanto rapidamente possa evolvere una reazione allergica sistemica al veleno degli imenotteri e come, nei casi più gravi, anche pochi minuti possano risultare decisivi.
Anche il suo cane era morto per una puntura
C’è anche una coincidenza che rende questa vicenda ancora più amara. Diversi anni fa, infatti, anche il suo amato cane era morto dopo essere stato punto da un calabrone. Un episodio che oggi assume un significato ancora più particolare alla luce della sorte toccata allo stesso naturalista.
Perché una puntura di calabrone può diventare letale
La morte di Manuel Mongini richiama l’attenzione su un evento fortunatamente poco frequente, ma che può avere conseguenze gravissime, lo shock anafilattico provocato dalla puntura di un imenottero, categoria alla quale appartengono api, vespe, calabroni e polistes. Nella maggior parte delle persone una puntura provoca esclusivamente dolore, arrossamento e gonfiore nella zona interessata. Nei soggetti allergici, invece, il sistema immunitario può reagire in maniera eccessiva, provocando una grave reazione generalizzata che interessa l’intero organismo. L’anafilassi è una vera emergenza medica. L’organismo libera rapidamente grandi quantità di istamina e di altre sostanze infiammatorie che determinano una brusca dilatazione dei vasi sanguigni, un abbassamento della pressione arteriosa e un restringimento delle vie respiratorie. Nei casi più gravi si può arrivare rapidamente all’arresto cardiocircolatorio.
I sintomi che non devono essere sottovalutati
Una semplice puntura può trasformarsi in un’emergenza quando, oltre al dolore locale, compaiono sintomi che coinvolgono tutto l’organismo. Tra i principali campanelli d’allarme ci sono difficoltà respiratorie, senso di costrizione alla gola, gonfiore di lingua, labbra o volto, orticaria diffusa, intenso prurito, capogiri, improvvisa debolezza, nausea, vomito, dolori addominali e perdita di coscienza. La sede della puntura, come nel caso di Manuel Mongini colpito all’orecchio, non è ciò che determina la gravità della situazione. Il vero pericolo è rappresentato dalla reazione allergica sistemica al veleno. Solitamente le punture avvenute direttamente all’interno della bocca o della gola possono essere particolarmente rischiose anche per il marcato edema locale che può ostacolare la respirazione.
L’adrenalina è il trattamento salvavita
Quando si manifesta una reazione anafilattica il tempo è un fattore determinante. L’unico trattamento salvavita immediato è la somministrazione di adrenalina per via intramuscolare, da effettuare il prima possibile, seguita dall’attivazione immediata del 118. Antistaminici e cortisonici possono rappresentare un supporto terapeutico, ma non sono in grado di sostituire l’adrenalina nelle situazioni di emergenza, motivo per cui un intervento tempestivo può fare la differenza tra la vita e la morte.
Il veleno degli imenotteri: come agisce sull’organismo
Si tratta di una miscela complessa di enzimi, peptidi e proteine che provoca normalmente una reazione locale limitata. Nelle persone allergiche, però, queste sostanze vengono riconosciute dal sistema immunitario come una minaccia, dando origine a una risposta anomala mediata dalle immunoglobuline IgE. Alla successiva puntura, mastociti e basofili rilasciano rapidamente grandi quantità di istamina e di altri mediatori infiammatori. Questa cascata di eventi può provocare broncospasmo, edema delle vie respiratorie, un brusco calo della pressione arteriosa e, nei casi più gravi, l’arresto cardiocircolatorio. È proprio questo meccanismo immunologico a essere alla base dello shock anafilattico, una delle emergenze allergologiche più gravi, che richiede un intervento immediato.
Perché il sistema immunitario reagisce in modo eccessivo
Non tutte le persone sviluppano una reazione allergica al veleno di api, vespe o calabroni. Secondo lo specialista Guglielmo Scala, ex primario dell’Unità specialistica della Asl Napoli 1 al Loreto Crispi, “Non esiste una sola causa. La sensibilizzazione dipende da predisposizione genetica, precedenti punture, alterazioni del sistema immunitario e, in alcuni pazienti, dalla presenza di mastocitosi o di altre patologie dei mastociti, che aumentano il rischio di reazioni particolarmente gravi”. Dopo una reazione sistemica è fondamentale rivolgersi a un allergologo per individuare con precisione l’insetto responsabile e valutare il percorso terapeutico più appropriato.
L’immunoterapia: il trattamento che riduce il rischio di nuove reazioni
Per le persone allergiche oggi è disponibile una terapia altamente efficace: l’immunoterapia con veleno di imenotteri (Venom Immunotherapy, VIT), spesso definita impropriamente “vaccino”. Il trattamento consiste nella somministrazione sottocutanea di dosi progressivamente crescenti del veleno purificato dell’insetto responsabile, con l’obiettivo di rieducare gradualmente il sistema immunitario a tollerarlo. Nel corso della terapia diminuiscono progressivamente le immunoglobuline IgE responsabili della reazione allergica e aumentano invece gli anticorpi protettivi (IgG4) e le cellule immunoregolatrici che limitano la risposta del sistema immunitario. I risultati sono particolarmente incoraggianti, gli studi dimostrano una protezione compresa tra il 91 e il 96% nelle allergie ai vespidi, cioè vespe e calabroni, e tra il 77 e l’84% nelle allergie al veleno d’ape. Nel complesso oltre il 90% dei pazienti evita future reazioni sistemiche gravi grazie a questa terapia, considerata oggi uno dei trattamenti salvavita più efficaci in allergologia. Generalmente il percorso terapeutico dura dai tre ai cinque anni, anche se nei pazienti più a rischio può essere prolungato.
Come prevenire le punture di api, vespe e calabroni
Anche alcuni semplici accorgimenti possono contribuire a ridurre il rischio di essere punti durante le attività all’aperto. Gli specialisti consigliano di evitare profumi particolarmente intensi, non camminare scalzi nei prati fioriti, non lasciare bevande zuccherate aperte e indossare sempre guanti quando si svolgono lavori di giardinaggio o si raccolgono frutta e ortaggi. È inoltre opportuno evitare movimenti bruschi in presenza di api o vespe e verificare periodicamente l’eventuale presenza di nidi nelle vicinanze delle abitazioni. Le persone che hanno già manifestato una grave reazione allergica dovrebbero essere seguite da uno specialista e portare sempre con sé il kit di emergenza prescritto dall’allergologo.
Chi era Manuel Mongini
La morte di Manuel Mongini lascia un vuoto importante nel mondo della divulgazione scientifica e dell’ornitologia italiana. Naturalista, zoologo, divulgatore e fotografo naturalistico, era conosciuto per il suo costante impegno nello studio e nella valorizzazione della fauna italiana. Nel corso della sua carriera ha contribuito a diffondere la conoscenza del patrimonio naturalistico attraverso libri, ricerche, fotografie e attività sul campo, diventando un punto di riferimento per studiosi e appassionati. Tra le sue opere più conosciute figura “Il mondo degli animali. Dai protozoi ai mammiferi”, realizzata insieme alla zoologa Elena Marcon e pubblicata dall’Istituto Geografico De Agostini nel 1983. La sua attività non si è limitata all’editoria. Negli anni Settanta e Ottanta partecipò a numerosi progetti di ricerca sull’avifauna italiana, collaborando con importanti studiosi come Sergio Frugis e Natale Emilio Baldaccini. Fu inoltre impegnato nello studio della migrazione degli uccelli a Capo Caccia, in Sardegna, e svolse una lunga attività sul campo come naturalista. Collaborò anche come fotografo naturalistico e il suo nome compare tra gli autori delle immagini pubblicate dall’ISPRA nell’Atlante dell’inanellamento degli uccelli in Italia, una delle opere di riferimento per gli studiosi del settore. Molto conosciuto nel Novarese e apprezzato da ricercatori, birdwatcher e appassionati di natura, Manuel Mongini lascia la compagna Elisa. Secondo le sue volontà non sarà celebrato alcun funerale. Con la sua scomparsa il mondo della divulgazione naturalistica perde uno studioso che ha dedicato la propria vita alla conoscenza e alla tutela della fauna italiana.
