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Cronaca nera

Sedici contenitori e una notte di droga: così la prof ha guidato lo smembramento di Colapietro a Torino

Il 26enne che ha confessato l’omicidio di Fabio Colapietro indica nella professoressa Nicole Formichetti la regista dell’occultamento. Il gip dispone il carcere per tutti e tre gli indagati: “Spiccata pericolosità”

Nella combo, l'abitazione a Mirafiori di Christian Matheus De Oliveira Morando (ritratto nel riquadro a destra), presunto assassino di Fabio Colapietro (a sinistra); al centro, Nicole Formichetti, 47 anni, docente originaria di Rieti, fermata per favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere di Fabio Colapietro, Torino, 26 settembre 2026. ANSA / TINO ROMANO / FACEBOOK +++ ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++

Sedici contenitori, tra sacchi neri e piccoli bidoni, sigillati con calce a presa rapida. È ciò che resta di Fabio Colapietro, 39 anni, ucciso a Torino in un appartamento di via Gulli. La casa è l’abitazione di Nicole Formichetti, 46 anni, docente proveniente da Rieti. Secondo il racconto di chi ha confessato il delitto, sarebbe stata lei a gestire le ore successive alla morte e a pianificare come far sparire il corpo.

La confessione

A parlare è Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, italo-brasiliano, che si è assunto la responsabilità dell’omicidio. Nel racconto riportato dal Corriere della Sera, il giovane ricostruisce la lite con Colapietro, spacciatore: una presa al collo, poi una serie di pugni al volto. L’uomo perde i sensi. De Oliveira sostiene di aver tentato di rianimarlo per circa due ore, in preda al panico.

Nell’appartamento c’era anche Keith Butig, 22 anni, italo-filippina, che conosceva Formichetti da almeno tre mesi. Sarebbe stata lei, secondo il ventiseienne, a condurlo in quella casa.

Crack, eroina e candeggina

Il quadro che emerge dalle carte è segnato dalla droga. Dopo il decesso, racconta il quotidiano di via Solferino, il gruppo avrebbe fumato crack prima di trasferire il cadavere nella vasca da bagno. Poi un’uscita per procurarsi altra sostanza, eroina compresa per la docente, e al rientro l’acquisto di materiale per ripulire la casa: sacchi, candeggina, nastro adesivo, carta assorbente.

È in questa fase che, secondo il reo confesso, il comando sarebbe passato alla docente. “Ho lasciato che la professoressa prendesse le redini”, avrebbe detto agli inquirenti.

Dal lago alla mannaia

La prima idea attribuita a Formichetti sarebbe stata quella di legare il corpo con delle catene e gettarlo nel lago di Garda. De Oliveira si sarebbe opposto, ritenendo il piano troppo rischioso, mentre Butig avrebbe suggerito di sezionarlo. Dopo una discussione è prevalsa la seconda opzione.

Segue un nuovo giro di acquisti in ferramenta: altri sacchi, una mannaia, un affilacoltelli e deodorante per ambienti. Lo smembramento, stando alla versione del giovane, viene compiuto da lui e dalla docente mentre la ventiduenne dorme in un’altra stanza. Una parte dei resti viene poi chiusa in una valigia e trasportata in taxi fino al fiume, dove viene dispersa.

La fuga della ventiduenne

Butig si è allontanata durante una delle uscite per acquistare altra droga. Agli inquirenti ha sostenuto di aver avuto paura di diventare la seconda vittima e di essersi limitata a comprare i sacchi. Anche lei è accusata di aver partecipato alla smembramento del cadavere.

De Oliveira, dal canto suo, ha lasciato via Gulli per raggiungere la madre e raccontarle tutto. Secondo quanto riferisce La Stampa, avrebbe descritto la docente come “Satana”.

La decisione del gip

Il giudice per le indagini preliminari Antonio Borretta ha disposto la custodia cautelare in carcere per tutti e tre. Nell’ordinanza sottolinea la “disinvoltura” e la “pervicacia” con cui si sarebbero mossi, osservando che l’urgenza di liberarsi del corpo e quella di procurarsi droga apparivano sullo stesso piano. Il gip parla di capacità organizzativa e di una determinazione che denota elevata pericolosità.

Chi è Nicole Formichetti

La donna insegnava all’istituto superiore “Tommaso D’Oria” di Ciriè, dove era arrivata da Rieti per lavoro. Dal primo settembre era in aspettativa per motivi personali. Risulta proprietaria di due appartamenti e ha un marito e una sorella nella città d’origine.

Davanti ai giudici, assistita dagli avvocati Alessandro Bellina e Chiara Romano, ha scelto il silenzio. Secondo i suoi legali, da quanto trapela, potrebbe non aver ancora preso piena coscienza di quanto accaduto. La ricostruzione sul suo ruolo, al momento, si fonda soprattutto sulle dichiarazioni del ventiseienne. Gli accertamenti degli investigatori dovranno verificarle.