Un furto mirabolante, e contemporaneamente uno sfregio tremendo a Messina, la banda ha agito con precisione, portando via dal Mume tre tavole su cinque appartenenti al celebre Polittico di San Gregorio realizzato da Antonello nel 1473 e la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà, attribuita sempre allo stesso artista e databile tra il 1465 e il 1470, estratta e asportata direttamente dall’interno di una teca blindata. Abbiamo chiesto, su questo delitto contro la collettività, l’opinione di Vittorio Sgarbi che di Antonello da Messina è uno dei massimi esperti, e che dell’acquisto della tavoletta del Cristo in pietà da parte della regione fu uno dei massimi fautori.
Vittorio Sgarbi cosa hanno rubato quanto sono preziosi queste opere?
«Le tre tavole lignee del polittico, che di suo è incompleto perché manca la Pietà al centro, sono preziosissime una delle principali testimonianze dell’attività di Antonello da Messina nella sua città ed è l’unica opera sempre rimasta nella sua città. Un vero e proprio sfregio, portarne via delle parti. Hanno preso la Madonna in trono e i santi ai lati, un danno enorme”.
E che mi dice del Cristo in passione, che si trova sulla tavoletta bifronte con una madonna dall’altro lato e di cui è stata forzata la teca blindata?
«È probabilmente la prima opera di Antonello e risente in modo molto forte dell’arte fiamminga. La segnalai io per falra acquistare alla Regione Sicilia, l’acquisto fu poi eseguito da Fabio Granata che era l’assessore, nel 2003 ad un’asta londinese di Christie’s proprio perché secondo me è una testimonianza fondamentale degli inizi dell’opera di questo pittore, ha un’importanza apicale per capire il percorso di Antonello.
Da questo punto di vista è unica, vedendolo capii che non poteva che essere opera sua».
Ma come è possibile che opere del genere vengano rubate? Anche piazzarle sul mercato dell’arte dovrebbe essere quasi impossibile.
«Infatti è praticamente impossibile piazzarle. L’unica cosa che la banda potrebbe provare a fare è soltanto cercare di chiedere un riscatto alla regione Sicilia, è l’unico modo, secondo me in cui potrebbero provare a guadagnarci, sono invendibili».
Certo che pagare un riscatto sarebbe un tremendo segno di debolezza.
«Non infatti, un eventuale riscatto non va assolutamente pagato, verranno sicuramente presi, non c’è modo di vendere opere di questo tipo e farla franca”».
Ci sono stati negli ultimi anni una serie di furti clamorosi. Pensiamo a quello del Louvre. Ma i curatori potrebbero far qualcosa per rafforzare la sicurezza?
«Direi di no, sono furti clamorosi, che van bene per far scrivere i giornali, sono delle avventure, persone che cercano di fare il colpo con oggetti clamorosi che sono molto al di là delle loro possibilità di gestirli. Non ha senso fare polemica sulla sicurezza a prescindere, generiche».
