Un parco al tramonto, i sentieri sterrati che si fanno silenziosi. È lì, al Parco delle Cave, periferia sud-ovest di Milano, che la sera del 4 luglio si è consumata l’ennesima violenza sessuale ai danni di una donna. Lei, 39 anni, correva lungo uno dei sentieri quando un uomo le si è parato davanti, le ha rivolto alcune parole incomprensibili e l’ha scaraventata a terra, palpeggiandola con violenza. La donna ha reagito mordendogli la mano, costringendolo alla fuga: a salvarla anche un passante, che ha allertato il 112.
Decisive le telecamere del parco e quelle di alcune vie vicine, che hanno permesso agli agenti della Squadra mobile di risalire all’identità dell’aggressore: un ventiseienne egiziano, regolare in Italia. Martedì 21 luglio è scattato l’arresto su ordinanza del gip, su richiesta della Procura di Milano. Deve rispondere di violenza sessuale.
Non è un caso isolato, purtroppo, nel bollettino di queste settimane milanesi. Solo martedì si è saputo di una 16enne violentata da un 22enne conosciuto su Instagram: appuntamento fuori da un supermercato in zona sud-ovest, una passeggiata fino a un parco, i primi baci consensuali e poi il «no» della ragazza, ignorato. Per lui il gip Giulia D’Antoni ha disposto solo l’obbligo di dimora non il carcere chiesto dalla procura pur riconoscendo nell’ordinanza il rischio concreto che possa ripetere lo stesso schema con altre ragazze conosciute online. E il 13 luglio, a Lambrate, un tunisino di 43 anni è stato arrestato per maltrattamenti e violenza sessuale ai danni della compagna: lei, con lucidità analoga a quella della runner del Parco delle Cave, aveva registrato con il telefono le aggressioni e le minacce di morte, consegnando poi le prove agli agenti.
Tre episodi, tre città nella città, un filo che li lega: la reazione delle vittime un morso, un audio registrato, un «no» pronunciato e poi finito in una denuncia che diventa spesso l’unico argine reale, mentre il resto arriva dopo, per quanto scrupoloso possa essere il lavoro della Squadra mobile.
Sul caso del Parco delle Cave è arrivato anche il commento del vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che rilancia ancora una volta la sua battaglia storica: quella per l’introduzione della castrazione chimica farmacologica per i condannati per reati sessuali. Il leader del Carroccio ricorda come il disegno di legge della Lega su questo punto sia depositato in Parlamento da tempo, e ne chiede una rapida calendarizzazione in commissione.
