Aveva già tentato di strangolarla. Per questo era stato ammonito ed obbligato a stare lontano dalla ex compagna. Tutto inutile. A pochi mesi dalla querela e a qualche settimana dalla misura restrittiva Tania Terrin, 39enne veneziana, è stata trovata morta. A ucciderla l’ex, Dino Keber, che dopo il femminicidio si è tolto la vita.
Il primo corpo trovato la sera di domenica scorsa è stato quello del 43enne, che si è impiccato nella sua casa di Dolo, nel Veneziano. Nel frattempo la madre della donna ha contattato i carabinieri perché la figlia non rispondeva al telefono. Si era recata fino al suo appartamento a Camponogara tentando di farsi aprire, poi è andata dai carabinieri, che una volta all’interno hanno trovato la donna stesa sul divano senza vita. Sulla porta chiusa non c’erano segni di effrazione.
I carabinieri di Camponogara e i colleghi del reparto investigativo stanno ricostruendo
i fatti, comprese le cause del decesso dei due, che in passato avevano condiviso una relazione sentimentale dopo essersi conosciuti al lavoro. Il 43enne lavorava come meccanico nella sua officina, a pochi passi dall’abitazione dove risiedeva. E proprio nell’edificio dove sistemava auto e moto si è impiccato. Secondo le ricostruzioni dopo aver ucciso Tania Terrin sarebbe rientrato a Dolo, dove viveva, e si è tolto la vita. Gli amici hanno riferito che i due si erano trovati alcuni giorni fa per mangiare una pizza insieme «e l’uomo era apparso tranquillo».
Ma il passato era di quelli pieni di ombre: lo scorso aprile Keber le aveva già messo le mani al collo, tanto che tre mesi dopo - a giugno - il questore di Venezia aveva emesso un ammonimento con divieto di avvicinamento. «Se viene questa persona non apritegli», aveva scritto Tania Terrin nel gruppo Whatsapp dei vicini di casa, corredando la richiesta con una foto dell’ex compagno.
Una residente rivela che la donna «aveva detto me lo trovo spesso sotto casa. I giorni successivi sono stata molto attenta a controllare se lo vedevo. Però poi l’emergenza è passata».
La donna, anche lei impiegata nel settore dei motori, era originaria di Vigonovo, l stesso paese in cui viveva Giulia Cecchettin, uccisa nel 2023 da Filippo Turetta. E sempre a Vigonovo lavorava Giada Zanola, nello stesso anno gettata da un cavalcavia da Andrea Favero. «Nessun dolore può assomigliarsi - sottolinea il sindaco del paese Luca Martello - ma la risposta, sofferta e difficile da affrontare, non può che essere un ulteriore impegno e attenzione per saper evolvere su una piaga che continua a mietere vittime innocenti».
