La Corte suprema del Quebec ha stabilito che il cardinale Marc Ouellet è stato diffamato da Paméla Groleau, ex tirocinante dell’arcidiocesi che lo aveva accusato di molestie partecipando ad una class action riservata alle vittime di abusi commessi dal clero locale. Le accuse della donna non sono state ritenute credibili e l’inclusione del nome del porporato in un elenco di episodi di presunte violenze su minori lo ha reso vittima di diffamazione.
Le accuse
Groleau aveva riportato quattro episodi risalenti tra il 2008 e il 2010 in un’azione collettiva contro il clero pedofilo. All’epoca dei fatti la donna era maggiorenne. In base ai suoi racconti, Ouellet si sarebbe comportato inappropriatamente per un massaggio alle spalle, per una stretta di mano eccessiva e poi per essersi seduta accanto a lei durante un evento dell’arcidiocesi. Tre episodi che, secondo la donna, avrebbero in qualche modo anticipato la molestia: una mano quasi sui glutei. La Corte suprema del Quebec ha ritenuto che le “prove dimostrano, al di là di ogni dubbio, che le sue accuse contro il cardinale Ouellet sono così infondate che, strategicamente, ha deciso di ridurre i primi tre episodi a gradazioni che conducono a un unico presunto caso di violenza sessuale”. Per quanto riguarda invece il presunto toccamento, il giudice non lo ha ritenuto credibile perchè la donna ha cambiato più volte versione ed è stata vaga su dove sia andata effettivamente la mano del cardinale.
L’indagine
In una segnalazione che aveva inviato in Vaticano, infatti, riportando l’episodio non aveva parlato di glutei. All’epoca, nel 2021, Francesco avviò un’inchiesta affidata al gesuita Jacques Servais che concluse come non c’era motivo per indagare per violenza sessuale. Nella stessa lettera della donna, d’altra parte, non si parlava di molestie ma di comportamenti eccessivamente confidenziali.
Il risarcimento
Il giudice canadese ha fatto riferimento ai numerosi articoli usciti sulle accuse e che accostavano il nome del cardinale alla class action mossa contro il clero pedofilo. “L’integrità e l’autorità morale del cardinale Marc Ouellet siano state gravemente compromesse dalle conseguenze delle azioni illecite di Paméla Groleau”, ha scritto il giudice. Finisce nel mirino, dunque, la mossa dell’ex tirocinante di inserire i quattro episodi ricondotti al cardinale nell’azione collettiva che includeva violenze commesse ai danni di minori. Una decisione, che ha finito per equiparare il cardinale Ouellet “agli occhi del ‘cittadino comune’, a questo gruppo di individui”. Per questo motivo il giudice ha accolto la richiesta dell’ex prefetto del dicastero per i vescovi, riconoscendolo vittima di diffamazione. L’accusatrice Groleau è stata, pertanto, condannata a risarcire il porporato con 100 mila dollari e a pagare le spese processuali. Ouellet devolverà il denaro ad organizzazioni impegnate nella causa della lotta agli abusi sulle popolazioni indigene canadesi. Soddisfazione da parte dei legali del porporato che in una nota hanno evidenziato come “questa sentenza ribadisce un principio fondamentale: anche nell’ambito di un procedimento giudiziario, le accuse gravi devono essere fondate su fatti precisi e pertinenti e formulate con il rigore che la loro gravità esige”.
