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Nazionale

Il successo dei jammer in carcere: a Secondigliano bloccati 24mila accessi in un giorno

Il progetto pilota ha dato i risultati sperati e ora il piano è di estendere il programma anche ad altre carceri sul territorio

Carcere o bazar? Droga, cellulari e profumi a Secondigliano

L’impegno del governo per ripristinare la legalità passa anche dalle carceri. Il progetto pilota dei jammer nel carcere di Secondigliano ha ottenuto un ottimo successo con 24.000 tentativi di accesso bloccati in un solo giorno, come riferito dal sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni. “C’era il rischio di disordini e proteste da parte della popolazione detenuta. Li priviamo di uno strumento fondamentale di comunicazione, soprattutto per i vertici delle organizzazioni criminali e comunque per coloro che hanno un’attitudine a delinquere superiore a quella del comune detenuto”, ha spiegato Balboni, ma fortunatamente non è accaduto.

Dato il successo del progetto di Secondigliano, il progetto è di estendere l’impiego dei jammer anche in altre carceri sul territorio, per decapitare gli scambi dall’interno all’esterno delle carceri, e viceversa. “I numeri forniti dal sottosegretario Balboni circa le conversazioni inibite con la nuova sperimentazione danno la misura di quanto sia necessario questo provvedimento. Al contempo, rivela cosa è stato realmente il carcere fino al Governo Meloni: un luogo dove potenzialmente le organizzazioni criminali possono veder garantita la propria continuità, esercitando potere anche quando i loro membri sono ristretti. Fino ad oggi la pena detentiva veniva di fatto svilita e vanificata, impedendo ogni distacco reale dalle organizzazioni criminali”, ha dichiarato il vice capogruppo di Fdl alla Camera dei deputati, Augusta Montaruli. “Questo Governo sta facendo contro la criminalità organizzata quanto mai si era ipotizzato in precedenza. 24.000 inibizioni in un solo giorno su una popolazione detenuta di 1.500 ne sono una prova. Significa che ogni detenuto ha in media provato 16 contatti con l’esterno, contatti che fino all’arrivo di Giorgia Meloni erano candidamente possibili anche se vietati”, ha concluso.

Antonio Fellone, Coordinatore Nazionale Carceri e Polizia Penitenziaria della Lega, ha ribadito che “adesso parte la rivoluzione e tocca agli altri istituti: in questo modo i telefonini in carcere sono diventati del tutto inutili. Nessun segnale, nessuna comunicazione illecita, nessun ordine che esce più dalle celle grazie a questo strumento capace di inibire i segnali di comunicazione wireless. È così che si toglie ossigeno alla criminalità organizzata e si spegne definitivamente il potere delle mafie dietro le sbarre. Un grande segno di forza da parte del Governo e dell’Amministrazione Penitenziaria, che in silenzio e con determinazione ha lavorato per raggiungere questo risultato storico”. Ora, ha concluso, “avanti con i taser”, una vecchia battaglia della Lega.

“Riteniamo sia una soluzione importante per rafforzare la sicurezza degli istituti penitenziari, peraltro, molte volte sollecitata negli anni scorsi, ma nelle carceri servono anche più agenti”, ha dichiarato in una nota l’Uspp, con il presidente Giuseppe Moretti e il segretario regionale Ciro Auricchio. “Finora, grazie ai cellulari, i mafiosi si sono tenuti in contatto con parenti e affiliati ancora liberi per organizzare i loro business illegali e anche per ordinare azioni violente”, hanno aggiunto, sottolineando che i cellulari “rappresentano una seria criticità non soltanto per la sicurezza degli istituti, ma anche per il lavoro quotidiano della polizia penitenziaria costantemente impegnata nel monitoraggio. Se i risultati annunciati saranno confermati auspichiamo che Secondigliano rappresenti non un punto di arrivo ma di partenza di un programma nazionale di progressiva implementazione di questa tecnologia”.

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