Disastro ferroviario del 12 luglio in Puglia, i soldi del governo non arrivano

I soldi del governo tardano ad arrivare. Non mancano i "furbi", ma tanti parenti delle vittime sono rassegnati e non chiedono i danni

Disastro ferroviario del 12 luglio in Puglia, i soldi del governo non arrivano

È ancora vivo il ricordo di quel 12 luglio scorso quando due convogli viaggiavano in direzione opposta tra Corato e Andria, in provincia di Bari, su un binario unico. Erano le 10.58, il sole era alto e 23 vite si sono fermate in uno scontro frontale ferroviario senza precedenti.

Oggi la procura di Trani sta indagando a fondo per processare i responsabili di quel terribile incidente.

Prima di arrivare al giudizio, però, ci sono i risarcimenti alle famiglie delle vittime o a chi è rimasto ferito dallo scontro.

Il governo, attraverso il decreto legge per i finanziamenti degli enti territoriali, aveva stanziato 10milioni di euro per i risarcimenti. Soldi ancora non erogati, per quanto non possano restituire i morti ai propri famigliari.

Come si legge su “La Gazzetta del Mezzogiorno”, si sarebbe dovuta riunire una commissione governativa ad hoc per stabilire i criteri di pagamento. Ma è trascorso più di un mese e di quella commissione, di cui avrebbero fatto parte anche i sindaci dei due paesi coinvolti, neanche l'ombra.

Come ancora si legge dal quotidiano regionale, gli unici rimborsi finora effettuati (per dodici morti e ventiquattro feriti), sono arrivati da Ferrotramviaria, la società ferroviaria coinvolta nell'incidente. Però la metà dei famigliari delle vittime non avrebbe fatto ricorso per ottenerli.

In questo contesto, inoltre, non sarebbe mancato chi ha tentato di ottenere risarcimenti senza averne diritto.

Alla notizia dei dieci milioni di euro stanziati dal governo, molti dei parenti delle vittime o le stesse persone coinvolte, hanno cercato di allargare i cordoni della borsa dei risarcimenti.

Sono stati presentati certificati medici in cui si chiedeva l'indennizzo per sintomi come ad esempio il "colpo di frusta."

Oppure ci sono stati parenti residenti all'estero che si sono definiti “turbati” dalla notizia e chiedevano un ristoro o anche ex mogli che rivendicavano il diritto al risarcimento senza avere più rapporti con le persone coinvolte. Ci sono poi famigliari, vittime anche loro per la perdita di un figlio ad esempio, che di soldi non ne vogliono sentir parlare proprio perché nulla potrá più restituite quella vita spezzata.

L'ennesimo, tragico, paradosso di quell'incidente avvenuto in una mattina di sole.

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