Diciassettemila follower, «Luca» era una firma di punta del quotidiano La Città di Salerno. Opinionista affermato sulla rete tv Ottochannel, collaboratore sportivo de Il Mattino per la Nocerina, responsabile del sito Tuttosalernitana.com, infine editorialista su Tuttomercatoweb. Ma il giornalista pubblicista Luigi «Luca» Esposito non era solo questo. Due lauree, una in Biologia e una in Lettere, anche se all’ordine dei Biologi non era mai stato iscritto, la mattina lavorava per L’Arpac, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania. Ispezioni e controlli su aziende zootecniche, sversamenti illegali e discariche abusive. Almeno è quello che sanno conoscenti e amici, fino all’altro giorno quando la stessa Arpac ha smentito tutto. Ma allora per conto di chi e dove faceva i sopralluoghi? Soprattutto, perché usare il nome Luca Esposito, lo stesso di un funzionario realmente esistente alla Regione Campania?
La doppia e forse tripla vita della vittima sconvolge colleghi e amici fraterni che lo credevano felicemente sposato con una farmacista di Caserta. Tanto da mostrare a tutti loro in ogni occasione la fede nuziale. Una donna esistita solo nella mente di Esposito. Due sorelle che vedeva molto raramente, per chi lavorava di mattina Luca? Di Nocera Inferiore, Esposito si trasferisce a Fisciano, nel salernitano, dove dal 2012 inizia a scrivere e a commentare di calcio. Segue le squadre locali di serie B e C, soprattutto la Salernitana, si occupa di calcio mercato. È apprezzato per la sua competenza e professionalità. I colleghi lo stimano, le tifoserie lo prendono come punto di riferimento su strategie di gioco e allenatori. La sua vita privata, adesso, è al centro dell’indagine della Procura per sciogliere ogni dubbio. Aveva nemici? Perché spacciarsi per un funzionario regionale quando, di fatto, svolgeva tutt’altro lavoro? Sul caso interviene l’Arcigay di Salerno. «Anziché concentrarsi
sulle responsabilità di un omicidio efferato - denuncia il presidente Emanuele Avigliano - si alimenta un processo mediatico sulla presunta vita privata della vittima. È un atteggiamento lesivo della dignità della persona. C’è il diffondersi di indiscrezioni, insinuazioni e commenti sull’orientamento sessuale della vittima. Una deriva che contribuisce ad alimentare stereotipi e pregiudizi». «Non era facile - commenta Pierluigi Melillo, direttore di Ottochannel - chiarire il giallo della sua morte. Dalla zona isolata in cui era stato ritrovato il cadavere martoriato, ai segreti sulla sua vita privata. Avevamo intuito che la svolta sarebbe potuta arrivare dai tabulati telefonici».
