Zaki è finalmente tornato libero

Ufficiale il rilascio del ragazzo egiziano dopo l'ordine di scarcerazione emanato ieri. Ad attenderlo fuori dal carcere la madre, la sorella e la fidanzata

Patrick Zaki è tornato libero

È ufficiale la liberazione di Patrick Zaki, lo studente egiziano rimasto in carcere per 22 mesi con l'accusa di diffusione di false notizie. Ieri è arrivata la svolta sul caso, quando il giudice del tribunale di Mansoura, città di origine di Zaki, ha ordinato la scarcerazione dello studente.

Le formalità burocratiche però hanno fatto attendere 24 ore per vedere il ragazzo varcare le soglie del carcere. All'uscita ad attenderlo c'erano la mamma, la sorella e la fidanzata. Così come riportato da fonti locali, Zaki sarebbe in buone condizioni di salute e ha rassicurato di stare bene. Un lungo abbraccio ha contrassegnato il primo incontro dopo quasi due anni tra lo studente e i suoi familiari.

Per lui adesso si prospetta il ritorno a casa. Non è stato previsto alcun obbligo di firma e dunque Zaki potrà aspettare l'udienza del primo febbraio 2022, data scelta dal giudice per il primo round del processo a suo carico, da uomo libero.

Non mancano le incognite. In primo luogo, contro lo studente non sono cadute le accuse che lo hanno condotto per tutto questo tempo in prigione. Martedì infatti il giudice, in attesa della prossima udienza, si è limitato a non ritenere necessaria una sua detenzione. I rischi di pesanti condanne, fino a cinque anni di carcere, sono ancora attuali.

In secondo luogo, non è chiaro se Zaki potrà o meno lasciare l'Egitto. Il ragazzo è studente dell'Università di Bologna, città da cui sono partite mobilitazioni e proteste per richiederne il rilascio dopo le notizie del suo arresto. Alla vigilia dell'udienza di martedì, il rettore dell'ateneo bolognese, Giovanni Molinari, ha dichiarato di ritenere Zaki uno studente a tutti gli effetti e di attenderlo in città. Concetto ribadito anche dopo la liberazione. "Il suo posto - ha affermato il rettore - è qui".

Per adesso la vera notizia di rilievo riguarda comunque la scarcerazione, non affatto scontata. Il ragazzo potrà intanto rivedere affetti e amici più vicini e studiare da casa le prossime mosse difensive, senza tralasciare la possibile ripresa degli studi. Una normalità che dal primo febbraio 2020, da quando cioè Zaki è stato arrestato dalle autorità egiziane, ha rappresentato un miraggio.

Il caso

Tutto è iniziato proprio con l'arresto all'aeroporto de Il Cairo. Qui Zaki era giunto per incontrare i parenti e ripartire dopo qualche giorno alla volta di Bologna. Su di lui però pendevano i sospetti delle autorità locali. Queste ultime hanno valutato un articolo scritto nel 2018 come ingiurioso verso le istituzioni e passibile di sostegno alle attività eversive e terroristiche.

L'articolo denunciava condizioni di discriminazione in cui vivevano i cristiani copti in Egitto, comunità a cui peraltro Zaki appartiene. Dopo l'arresto, a Bologna e in diverse parti d'Italia è stata lanciata una lunga mobilitazione in grado di raccogliere diverse adesioni in seno all'opinione pubblica e a numerose organizzazioni umanitarie.

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