Trasferimenti e licenziamenti: le punizioni agli operatori sanitari "no vax"

Non sarebbe prevista nessuna sanzione economica e scudo per medici e infermieri vaccinatori

Trasferimenti e licenziamenti: le punizioni agli operatori sanitari "no vax"

E alla fine è arrivata la stretta sugli operatori sanitari No vax che lavorano a contatto con i pazienti: per loro il vaccino anti-Covid sarà obbligatorio. Come ha reso noto il premier Mario Draghi, “ci sta lavorando” il ministro della Giustizia Marta Cartabia. Previsto all’interno del decreto legge anche lo scudo penale per medici e infermieri vaccinatori, tranne che per gravi colpe. Verranno anche ampliati gli indennizzi per coloro che hanno subito lesioni permanenti in seguito alla somministrazione del vaccino. Dalla Giustizia hanno precisato che “il provvedimento è in fase istruttoria”. Un’idea però è già stata delineata e non è escluso che possa rientrare nel decreto Covid che verrà rinnovato la prossima settimana.

Operatori sanitari obbligati a vaccinarsi

Come sottolineato da La Stampa, prima di tutto il vaccino sarà obbligatorio per tutti gli operatori sanitari che sono a contatto con i pazienti, passaggio necessario perché altrimenti qualsiasi misura potrebbe apparire discriminatoria e fare da apripista a una miriade di ricorsi. Obbligati a sottoporsi alla somministrazione del vaccino sarebbero quindi i medici e gli infermieri che assistono i malati, senza tralasciare i radiologi e gli assistenti socio-sanitari che vengono spesso a contatto con i soggetti fragili. L’obbligo non riguarderebbe invece gli amministrativi, i tecnici di laboratorio o anche gli addetti alle pulizie, soggetti che non hanno stretto contatto con i pazienti. Per quanto riguarda le sanzioni, non si parlerebbe di quelle pecuniarie, ma, in un primo momento, piuttosto di trasferimenti ad altre funzioni che non siano a contatto con i malati. Discorso difficile se si parla di medici e infermieri. Le sanzioni saranno comunque graduali. Se il trasferimento non fosse possibile, si passerà quindi alle ferie forzate, già richieste in diverse residenze per anziani. Dopo l’impossibilità di essere trasferiti e l’esaurimento dei giorni di ferie, non resterà altro che il licenziamento, che in questi casi non sarebbe più vietato.

Meno male che il rischio sembra alquanto limitato. Infatti, secondo i dati, tra medici e infermieri la percentuale delle adesioni alla campagna vaccinale, soprattutto per quanto riguarda i dipendenti del Servizio sanitario nazionale, si aggira intorno al 98%. Tenendo presente che al momento la vera e propria inoculazione è stata fatta solo all’86,2%. Medici e infermieri occupati nelle Asl, negli ospedali e nelle cliniche private, non dovrebbero quindi temere. Discorso diverso per gli operatori socio-sanitari, gli ausiliari per intenderci. In questo caso si tratta di personale non laureato impiegato nell’igiene dei pazienti ospedalizzati, soprattutto i soggetti anziani nelle Rsa. Parliamo di circa 250mila persone, delle quali il 20% non si è vaccinato. Se dovessero venire lasciati a casa in ferie o addirittura licenziati, si presenterebbe un bel problema: in queste strutture già il personale non abbonda. L’obiettivo sarebbe quello di convincerli a vaccinarsi, senza la paura di eventuali ricorsi che difficilmente verranno accettati. Infatti, davanti a emergenze sanitarie, e in questo caso specifico si parla di pandemia, vi è “la necessità di tutelare la salute pubblica”. E questo prevale anche sul diritto individuale di rifiutare un trattamento sanitario.

Il precedente

Nel 2018 la Consulta aveva respinto il ricorso del Veneto contro il decreto Lorenzin che rendeva obbligatori 12 vaccini, poi calati a 10, per l’ammissione a scuola di bambini fino ai 6 anni. Con sanzioni anche di 500 euro per i genitori, in caso di figli frequentanti la scuola dell’obbligo non in regola con i vaccini. Nella sentenza viene riportato che “la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l'articolo 32 della Costituzione se il trattamento è diretto non solo a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche quello degli altri”. E anche“se si prevede che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che è obbligato, salvo che per quelle sole conseguenze che appaiano normali e, pertanto, tollerabili”. Non a caso, tra i giudici che firmarono la sentenza c'era la professoressa Marta Cartabia, che ha anche redatto materialmente il documento con le motivazioni. Oggi, nel ruolo di ministro della Giustizia, le tocca scrivere il nuovo decreto. Draghi ha ironizzato: “Accelera i tempi, perché non avrà bisogno di leggere tanto”.