"Toponomastica femminista", blitz di Non una di Meno a Milano

L'obiettivo, spiegano le femministe, "è iniziare ad abbattere il muro dell’invisibilità dietro al quale, da secoli, le donne e le persone lgbtqia+ vengono relegate. Via per via, piazza per piazza butteremo giù questo muro".

"Toponomastica femminista", blitz di Non una di Meno a Milano

Non mimose ma una nuova toponomastica femminista. In attesa dello "sciopero globale femminista e transfemminista" in programma domani, 8 marzo, in concomitanza con la Giornata internazionale della donna, le attiviste del collettivo "Non una di meno" hanno cambiato, con un blitz nel cuore della notte - e con buona pace del coprifuoco in vigore - i nomi di alcune piazze e vie a Milano. E così Piazzetta Maurilio Bossi è diventata piazzetta Sylvia Rivera, icona e militante per i diritti lgbtqia+, 1951-2002, Foro Bonaparte è stato ribattezzato Foto Tina Modotti, fotografa, attrice, militante rivoluzionaria, 1896-1942 e via Mogadiscio è diventata invece piazza Isabella Marincola, attrice, italiana, nera, antifascista, 1925-2010; per non parlare di via della Spiga, ribattezzata provocatoriamente "via della Figa".

"Vie e piazze sempre dedicate a uomini bianchi"

Il problema, secondo il colletivo, è che troppe vie sono intitolati a maschi bianchi. "Le vie e le piazze della nostra città sono quasi sempre dedicate a uomini e a persone bianche, a volte degne di nota, ma spesso perché colonizzatori e stupratori o sterminatori in qualche guerra", spiega il movimento femminista, come riporta La Stampa, aggiungendo che "questo 8 marzo abbiamo deciso di modificare la toponomastica, scegliendo alcune donne e persone lgbtqia+ da ricordare nello spazio pubblico". L’obiettivo è "iniziare ad abbattere il muro dell’invisibilità dietro al quale, da secoli, le donne e le persone lgbtqia+ vengono relegate". Le ultra-femministe del collettivo di sinistra Non una di meno si preparano così allo sciopero in programma di domani con il linguaggio tipico del femminismo rivoluzionario di sinistra degli anni '70 e i soliti richiami alla lotta globale figli dell'internazionalismo comunista.

Le femministe pronte allo sciopero globale dell'8 marzo

Nulla di nuovo, insomma, se non - rispetto agli anni '70 - l'ossessione progressista e contemporanea per il genere e i riferimenti all'odiato "maschio bianco", come accade sempre più spesso nel mondo anglossassone e, in particolare, negli Stati Uniti, dove la politica dell'identità sta assumendo toni quasi grotteschi. Come scrivono sulla loro pagina Facebook, "Siamo Rivoluzione. Feministe Transfronterizas contro ogni violenza. Dai nostri diversi femminismi, intrecciati e potenziati dalla nostra connessione transnazionale, convochiamo tutt* l* donne, lesbiche, non binarie, trans, intersex, queer, migranti, indigen*, ner*, afrodiscendenti, allo sciopero femminista globale dell’8M 2021".

"Invitiamo tutte e tutt* - scrivono, con i soliti asterischi - "ad interrompere ogni tipo di lavoro produttivo e riproduttivo, a riacquisire visibilità ovunque, soprattutto in quegli spazi che ci sono stati tradizionalmente negati e che la pandemia ci ha sottratto, verso lo sciopero femminista globale dell’8 Marzo e oltre, per continuare a costruire le nostre ribellioni collettive e transnazionali".

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