La vedova di Vito Schifani: "Mio fratello arrestato? Per me è morto"

Rosaria Costa, vedova dell'agente Schifani, morto nella strage di Capaci, confessa a Repubblica di essere "devastata", per l'arresto del fratello nel blitz contro il clan dell'Arenella. Lei ai mafiosi diceva: "Inginocchiatevi"

La vedova di Vito Schifani: "Mio fratello arrestato? Per me è morto"

"Sono devastata". Così Rosaria Costa, la vedova di Vito Schifani, l'agente della scorta di Giovanni Falcone, morto nella strage di Capaci commenta a Repubblica l'arresto del fratello.

Ieri, infatti, nel corso dell'operazione antimafia White Shark, contro il clan dell'Arenella, è finito in manette anche Giuseppe Costa. Secondo il gip, che ha confermato la misura cautelare nei confronti dell'uomo 58enne, Costa avrebbe "fatto parte della famiglia mafiosa di Vergine Maria, mantenendo rapporti con esponenti mafiosi di altre famiglie". Avrebbe anche svolto atti di ritorsione nei confronti di imprenditori e commercianti della zona e "organizzato e coordinato attività estorsive".

Quando, il 23 maggio del 1992, il tritolo fece saltare in aria l'autostrada vicino a Capaci, Rosaria aveva solamente 22 anni e rimase sola con un bimbo di 4 anni. Il marito, Vito Schifani, era morto nella strage, insieme al giudice Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e ad altri due agenti della scorta del giudice, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Il giorno dei funerali, nella basilica di San Domenico, a Palermo, Rosaria pronunciò, tra le lacrime, una preghiera disperata, che fece il giro dei notiziari italiani e che, ancora oggi, rappresenta uno dei simboli della lotta alla mafia. "Io, Rosaria Costa, vedova dell'agente Vito Schifani, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato..., chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso", aveva detto al microfono. Poi si era rivolta "agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro" e aveva lanciato un appello: "Sappiate che anche per voi c'è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare... Ma loro non cambiano, loro non vogliono cambiare". Infine, aveva concluso: "Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue, troppo sangue, di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l'amore per tutti. Non c'è amore, non ce n'è amore". Nella camera ardente a Palazzo di Giustizia a Palermo, l'allora Presidente del Senato, Giovanni Spadolini, si era avvicinato alla vedova. Lei gli disse: "Presidente, io voglio sentire una sola parola: lo vendicheremo. Se non può dirmela, presidente, non voglio sentire nulla, neanche una parola".

Ora, dopo la notizia dell'arresto del fratello, ritenuto parte della famiglia mafiosa, Rosaria Costa avrebbe confessato a Repubblica: "È come se fosse morto ieri purtroppo". E ripete: "Sono devastata, ma la mafia non mi fermerà. Mi hanno voluto colpire al cuore per quelle parole che ho detto. La mafia non mi fermerà, continuerò il mio impegno".