Voleva far esplodere Rialto, permesso a condannato per terrorismo

Un ragazzo condannato per terrorismo due anni fa ha ottenuto un permesso premio di mezza giornata per buona condotta nel carcere di Cagliari. L'avvocato: "È cambiato"

Voleva far esplodere Rialto, permesso a condannato per terrorismo

"Se metti una bomba a Rialto guadagni subito il Paradiso" diceva ai suoi complici prima di essere arrestato per terrorismo. Dopo quasi due anni e mezzo di reclusione, Arjan M. ha ottenuto un permesso premio di mezza giornata fuori dal carcere minorile di Cagliari. Se si comporterà bene potrebbe anche tornare libero per buona condotta già a dicembre, senza dover scontare l'intera pena di tre anni e quattro mesi alla quale è stato condannato.

Il ragazzo di nazionalità kosovara, è stato arrestato il 30 marzo del 2017, quando aveva 17 anni, dalla procura Antiterrorismo di Venezia. Insieme agli altri tre giovani componenti della cellula jihadista faceva il cameriere e viveva a due passi da piazza San Marco. Intercettato dagli investigatori, aveva detto di voler far saltare in aria uno dei simboli più preziosi del patrimonio artistico di Venezia, il Ponte di Rialto: "Noi qua in 3-4 giorni facciamo uno Stato Islamico" diceva. Ai tempi la procura era convinta di aver sgominato in tempo la cellula prima che entrasse in azione.

Come scrive il Corriere del Veneto, due settimane fa il magistrato di sorveglianza di Cagliari gli accordato sette ore di libertà in compagnia di un operatore del carcere, dopo aver accertato che non avesse nascosto "informazioni sensibili" agli inquirenti. Dopo aver fatto un giro e goduto di un po' d'aria d'estate è tornato nella struttura. "Se lo merita - assicura al Corriere l'avvocato Federica Atzeni - il ragazzo è cambiato e ora vorrebbe soltanto essere dimenticato e tornare da sua madre in Kosovo".

Una valutazione confermata anche dalle relazioni del Dipartimento della giustizia minorile. Se nei primi mesi di reclusione rifiutava qualsiasi forma di "divertimento occidentale" con gli altri detenuti, gli psicologi scrivono che nel tempo il suo atteggiamento è cambiato. Ha cominciato a studiare, conseguendo la terza media e imparando tanto bene l'italiano da aver vinto il premio letterario "Carlo Castelli" riservato ai detenuti dei carceri italiani.

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