La Svezia è stata per decenni il modello europeo di accoglienza per i migranti con il traguardo del multiculturalismo. D’altronde, questo è da sempre Paese ricco e socialmente coeso, che aveva tutti i presupposti per accogliere organicamente flussi di asilo e ricongiungimento familiare, che nel tempo hanno però assunto dimensioni straordinarie. La Svezia è passata da una società quasi omogenea a un Paese in cui quasi il 28 percento della popolazione ha background straniero e oltre il 21% è nato all’estero. L’immigrazione di asilo e ricongiungimento da Medio Oriente e Africa ha trasformato la composizione demografica in pochi anni. I dati ufficiali mostrano divari occupazionali strutturali: i nati all’estero lavorano meno, le donne di origine extraeuropea ancora meno, e i rifugiati da certi Paesi restano a tassi di occupazione bassissimi anche dopo dieci o quindici anni.
Det är alltså läromedelsförlaget Studentlitteratur som gett ut en mattebok för lågstadiet där man bildsatt räkneuppgifter med en 8-åring i hijab. Normalisering av islams sexualisering av barn inom skolan. Detta läromaterial måste makuleras. Gör om, gör rätt. #svpol #migpol https://t.co/2qnBbN4NM5
— Katerina Janouch (@katjanouch) October 4, 2026
In questo contesto si inserisce la normalizzazione di simboli culturali estranei alla tradizione locale, come emerge da uno libro scolastico destinato ai bambini che in questi giorni sta creando molto scalpore in Svezia. In un volume di matematica per le classi delle elementari inferiori viene presentato un esercizio di per sé banale: “Fatima ha 8 anni. Sua madre ha quattro volte la sua età. Quanti anni ha la mamma di Fatima?”. Il nodo si forma sull’illustrazione che lo accompagna: una bambina di 8 anni sorridente, in hijab viola, che indica se stessa. Questa rappresentazione tra le pagine del materiale didattico destinato a bambini di seconda elementare in una scuola di Stato che, per legge, deve essere non confessionale, ha generato enorme polemica, perché questo non è un dettaglio: è il punto di arrivo di decenni di politica migratoria e di integrazione fallita.
“Perché si è scelto di mettere l’hijab a una bambina di otto anni in un libro di matematica svedese? L’hijab non ha niente a che fare con la matematica e l’immagine avrebbe funzionato altrettanto bene senza. Naturalmente contatteremo l’editore con delle domande. I materiali didattici non vengono esaminati da una prospettiva di parità di genere?”, chiede KvinnoKraft 4.0, che si occupa di esaminare l’uso del velo islamico nella comunicazione pubblica svedese. La giornalista e opinionista svedese di origine ceca Katerina Janouch ha sottolineato che la in questa immagine si evidenzia la “normalizzazione della sessualizzazione dei bambini da parte dell’Islam all’interno della scuola. Questo materiale didattico deve essere distrutto. Rifatelo, fatelo bene”.
Ma la Svezia è nel pieno del caos dopo le elezioni. Durante la tornata del settembre 2026 è scoppiato un caso di presunti brogli che ha coinvolto un candidato di origine somala. A Borlänge, nella contea di Dalarna, Mohamed Abdukardir Ali, trentenne naturalizzato svedese solo nel febbraio precedente e candidato al nono posto della lista del Vänsterpartiet (Sinistra), ha ottenuto un numero anomalo di preferenze personali e ha superato i dirigenti locali, entrando in Parlamento. Secondo l’inchiesta riaperta dalla polizia e dal pubblico ministero Oskar Edvardsson, durante il voto anticipato sarebbero state distribuite schede elettorali del partito già precompilate con il suo nome e trasportati in massa elettori (in prevalenza di origine somala) da un’automobile monitorata. Ali ha smentito tutto e si è preso un congedo, ma il partito non gli ha tolto il seggio. Questo si inserisce in un quadro più ampio di segnalazioni di comportamenti irregolari nei quartieri a forte presenza immigrata, dove il voto di clan o di gruppo sembra prevalere sulla scelta individuale.
