Un lettore su cinque sceglie i titoli sul web

Cresce l'uso di Twitter e di Facebook per "sfogliare" i nuovi libri e per orientarsi sull'acquisto. Al Salone del libro di Torino presentata una ricerca dell'Aie sull'uso del web da parte delle case editrici

Un lettore su cinque sceglie i titoli sul web

Il web sempre più strategico per gli editori. Lo attesta un'indagine dell'Aie sull'uso dei social network da parte dei lettori. La ricerca, presentata al Salone del libro di Torino, dimostra che il lettore cambia abitudini e adesso sfrutta il computer anche per orientarsi sulle scelte di acquisto in libreria. Insomma navigare su Internet e controllare i tweet di blog letterari e di lettori forti, aiuta più di un tempo sul modo di formarsi un gusto e un orientamento di lettura. Non a caso cresce la percentuale di chi sceglie un determinato titolo proprio attraverso il web: era l'11% nel 2007, il 15% nel 2009, si arriva al 19% nel 2012. Oggi il 58,9% delle case editrici che pubblicano più di 16 titoli l'anno usa i social: sono 506 su 8440 gli editori italiani attivi nell'anno. Più di tutto sfruttano Facebook (circa la metà degli editori italiani, ma ben l'84,2% di chi è attivo in rete), al secondo posto usano Twitter (il 39,3% degli editori, ma ben il 66,8% di quelli attivi in rete), ma avanza anche l'utilizzo di social più visivi come YouTube, Pinterest e Flickr che segnano un (impercettibile) spostamento verso un nuovo tipo di comunicazione editoriale: un tempo erano le copertine dei libri da sfogliare, oggi sono video, booktrailer e immagini a catturare l'attenzione. Questo vale tanto per le case editrici grandi (più mainstream) e quelle più piccole (specializzate su nicchie di domanda di lettura: tendenzialmente delle comunità). Il 41,8% delle case editrici attive in rete usa più di tre strumenti simultanemente. Qual è quindi l'indice tecnologico delle case editrici italiane? Apparentemente - solo apparentemente - intenso, anche se poi, a ben vedere, il 90% degli editori che usano Twitter non fanno più di 5 tweet al giorno. Solo il 2,5% degli editori che lo utilizzano fa 10 o più tweet al giorno. E solo il 2,5% totalizza più di 90mila followers e solo il 3,5% più di mille. Su Twitter? Dal 2007: è dal 2007 che le case editrici italiane si sono avventurate su questo sociale network. La prima è stata la casa editrice Elliot, seguita l'anno successivo da Apogeo, Edizioni Piemme, Minimum fax, Edizioni Coocole&Caccole. Nel 2012 sono arrivate a 53, un dato di poco superiore (+11,3%) a quelle dell'anno precedente. Sono le strenne di Natale a spingere gli editori su Twitter? I tre mesi che anticipano il Natale, secondo l'indagine, si confermano come quelli preferiti dagli editori per attivare un profilo Twitter. Uno su tre (il 33,8% per la precisione), sceglie proprio questo periodo: necessità di visibilità o approccio commerciale?
«Gli editori italiani - spiega Giovanni Peresson, responsabile dell'ufficio studi dell'Aie - in modo più o meno accentuato, ma molto dipende anche dai segmenti di mercato presidiato, stanno utilizzando un set sempre più articolato di strumenti di comunicazione, che vanno al di là di quelli più tradizionali». Molti osservatori accentuano il «ritardo con cui le case editrici si sono mosse». «In realtà - aggiunge Peresson - credo che, come qualunque impresa, gli editori non possano non aver tenuto conto di due elementi: i bassi indici di lettura nella popolazione, e il fatto che i forti lettori, quelli più motivati ad accedere a nuove fonti informative su cosa leggere, sono comunque il 12-13% dei lettori di libri. Dall'altro, il fatto, che abbiamo ancora scarsi (o occasionali) utilizzi "evoluti" del web da parte della popolazione, al di fuori di community o di appassionati molto riconoscibili attorno ad alcuni generi».

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