Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 08:50
Musica

Brian May lancia l’allarme sull’AI e scrive al premier britannico. Ma il caso è più comico che serio

Vi starete chiedendo anche cosa c’entri il mitico chitarrista dei Queen con l’intelligenza artificiale: gli è stata plagiata una canzone? Hanno fatto diffuso un suo deepfake? Macché

brian may
Screenshot

Questa ve la devo raccontare perché fa veramente ridere, e perché ne stanno parlando tutti senza capire cosa è successo. Ciò che leggerete ovunque è questo: “Brian May sfida l’AI”, “Brian May lancia l’allarme sull’AI”, “Brian May scrive al Primo Ministro britannico, Andy Burnham, contro l’AI”, e troverete la descrizione di quanto accaduto senza capirci niente, e non perché sia complicato, è solo senza senso. Tanto per cominciare vi starete chiedendo anche cosa c’entri il mitico chitarrista dei Queen con l’intelligenza artificiale: gli è stata plagiata una canzone? Hanno fatto diffuso un suo deepfake? Macché.

Bisogna partire dal suo post di tre giorni fa (la viralità a volte è lenta o forse d’estate non si sa di che parlare) in cui Brian pubblica una strana foto con cinque tizi con i baffi da telenovela sudamericana degli anni Settanta, e sotto scrive, ve la riporto integralmente perché ogni parola è preziosa (lascio anche gli stampatelli e i punti esclamativi): “Dovevo proprio condividere questa cosa con voi. Ho chiesto a Meta AI di mostrarmi com’era la copertina dell’album THE GAME. Questo è quello che mi ha dato! Bel lavoro, eh? Quindi sarebbe questo il tipo di intelligenza che presto governerà il mondo??! Bene, fantastico. Forse è arrivato il momento di renderci conto che IN REALTÀ NON ABBIAMO BISOGNO DELL’AI!!! Ma adesso parlo molto seriamente. Credo che il prezzo che stiamo per pagare per questo sviluppo “inevitabile” sia decisamente troppo alto. Non dobbiamo permettere che questi orrendi data center vengano costruiti nel Regno Unito. Distruggeranno il nostro bellissimo Paese, così come stanno già distruggendo la bella America. Caro Andy, devi fermare tutto questo adesso. Prima che sia troppo tardi. Bri».

Devo ammettere che ci ho messo un po’ a venirne a capo. Ci sono mille ragioni sensate per lanciare un allarme sull’intelligenza artificiale, questa di Brian May è la più involontariamente ingenua e comica che abbia mai visto, e ho dovuto ricostruirla per coglierne il senso, anzi il non senso.

Andiamo con ordine. Brian ha iniziato a smanettare con il suo iPhone e ha chiesto a Meta AI (che suppongo gli sarà spuntata per caso da qualche parte, perché Meta te la infila ovunque, su Whatsapp, su Instagram, su Facebook, ti spunta fuori con un’app propria anche se non ti ricordavi neppure di averla installata) di mostrargli un’immagine della copertina di The Game, appunto. Ora già qui c’è un passaggio che fa capire quanto Brian sia poco abituato a usare un’AI (e non è un demerito, per carità, tanto più se sei Brian May e non uno di quelli che fanno tutto con l’AI e non sono capaci di fare niente e neppure con l’AI lasceranno qualcosa di sé): Meta AI non è Google Immagini, per cui non può mostrarti quasi niente, e non è neppure un’AI di punta per provare cosa può fare l’AI. Gli artisti si battono da tempo proprio per tutelare il copyright delle proprie creazioni.

Non si sa quale sia stato il prompt del buon Brian, lui dice “show”, mostrami, è però probabile gli abbia chiesto “generate”, oppure, mettiamo, un bug, uno show interpretato dal modello come generate, cambia poco. Meta AI gli restituisce un’immagine taroccatissima generata di quattro tizi con i baffi e uno senza, tipo una coverband sudamericana sbarcata per una serata estiva a Fregene. Tutto normale.

Non per Brian May, a cui prende un colpo, e lì bisogna fare uno sforzo per ricostruire tutto lo sgangherato processo mentale che ha portato al suo post. Insomma, immaginate l’opposto, Meta AI restituisce a Brian May una copertina dell’album con loro quattro perfettamente riconoscibili ma reinventata: c’erano i presupposti per denunciare il deepfake della propria immagine e degli altri membri della band (incluso il sacro Freddie, lì sarebbe stata pure blasfemia), la violazione del copyright, attribuzione falsa, e tutta una serie di reati e di preoccupazioni che poi sono le preoccupazioni reali di chi si preoccupa di quello che può fare l’AI (insieme a tante altre cose ancora più gravi).

Invece no, Brian pensa: stiamo spendendo centinaia di miliardi per avere questo risultato? Anziché essere tranquillizzato, si allarma e lancia l’allarme e scrive al primo ministro (come se poi il primo ministro britannico potesse fare qualcosa nella corsa mondiale all’AI) perché l’immagine (usando Meta AI, sottolineo di nuovo) non è venuta come voleva, ma una vera minchiata.

Io non uso e non userò mai la parola “boomer” contro Brian May, perché ormai la usano come offesa i giovani o semigiovani che non valgono un capello ricciolo bianco di Brian May, Brian May è Brian May, e però mi stupisco: nessuno, vicino o lontano, che gli spieghi che non è successo niente? Che Meta AI non è Google (nel caso cercasse la copertina originale, ma non sembra), e neppure un’AI avanzata come ChatGPT o Claude? E che proprio quella schifezza casomai è la garanzia che viene messa per proteggere il copyright anche di Brian May (perfino in ChatGPT e Claude)? E che si stanno spendendo centinaia di miliardi, verissimo, per un futuro discutibile, verissimo anche questo, tuttavia non certo per chiedere a Meta AI di creare una copertina nuova di un album vecchio e scandalizzarsi perché non viene bene? È venuta benissimo proprio perché l’ha generata malissimo, Brian.

Se l’avesse prodotto un fake impeccabile, per ipotesi, Brian avrebbe potuto scrivere giustamente: “guardate, in pochi secondi Meta ha fabbricato una falsa fotografia dei Queen così plausibile da poter ingannare qualcuno”. Invece di fronte alla schifezza resta basito. Ma la cosa peggiore è che centinaia di cervelli non artificiali hanno scritto centinaia di articoli senza capire cosa era successo: non è successo niente, solo un grande chitarrista ma anche un signore (un sir, meglio) che ha smanettato sullo smartphone, è incappato in Meta AI, l’ha usata senza sapere bene come né perché e è rimasto sconcertato come neppure una nonna centenaria. Ne sta parlando il mondo perché è Brian May, se fosse stato Red Ronnie avremmo fatto spallucce e ok.

P.S: Per la scienza ho rifatto il test. Alla domanda “generami la copertina di The Game dei Queen” Meta AI ha generato quattro improbabili tizi con i baffi. Alla domanda “mostrami la copertina di The Game dei Queen” Meta AI ha risposto di non poterla generare, poiché sottoposta a copyright, ma di poterla descrivere. Alla richiesta di descriverla si inventa una descrizione “precisa” in cui non ne azzecca una, a cominciare da “tutti e quattro avevano i baffi”, quando all’epoca non li aveva neppure Freddie. Lì casomai una lamentela ci stava, per la serie di allucinazioni, senza provare niente, solo che nello specifico Meta AI fa ancora abbastanza schifo.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.