La transizione ecologica verso carburanti sostenibili per l'aviazione, i cosiddetti Saf (Sustainable Aviation Fuels), richiede un approccio integrato tra politiche agricole, industriali e climatiche.
È quanto emerso dallo studio "Filiere nazionali per la produzione di SAF: potenziali sinergie con il settore agro-industriale e strategie di insetting per la riduzione delle emissioni GHG", realizzato dal gruppo Fit4Foresight-fuel del Politecnico di Torino e coordinato dal Prof. David Chiaramonti su incarico della Fondazione PACTA Patto per la Decarbonizzazione del Trasporto Aereo. Lo studio, presentato a Roma presso l'Associazione Civita, mostra come l'Italia possa sfruttare le potenzialità offerte dall'agricoltura per sviluppare una filiera nazionale dei Saf. Un'operazione necessaria a raggiungere gli obiettivi posti dal Regolamento europeo ReFuelEU Aviation, che fissa l'uso del 2% di SAF nel trasporto aereo per il 2025, cifra destinata a salire al 6% entro il 2030 e al 20% nel 2035 fino ad arrivare al 70% nel 2050. "Il potenziale per sviluppare una filiera nazionale dei SAF esiste, ma le decisioni che l'Ue assumerà nei prossimi mesi saranno determinanti. Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione servono regole stabili e sostenibili dal punto di vista industriale, capaci di valorizzare tutte le biomasse disponibili e le innovazioni sviluppate lungo la filiera", ha spiegato Chiaramonti. Secondo la ricerca, infatti, le biomasse lignocellulosiche residui forestali, potature, residui agricoli e colture dedicate rappresentano il più ampio bacino di materie prime disponibile in Italia. Se, infatti, finora la produzione di SAF avviene utilizzando i grassi animali e gli oli alimentari esausti (HEFA - Hydroprocessed Esters and Fatty Acids), dal 2030 in poi si prevede una crescita progressiva delle colture oleaginose dedicate. Lo studio dell'esperto del Politecnico di Torino, poi, si focalizza sul ruolo delle strategie di insetting, ossia degli interventi di riduzione delle emissioni realizzati direttamente lungo la filiera produttiva per incrementarne i benefici ambientali. Tali strategie, infatti, possono aumentare i risparmi di emissioni fino a oltre il 110-120%. "Le strategie di insetting dimostrano che è possibile ottenere carburanti con prestazioni ambientali ancora superiori, arrivando in alcuni casi a livelli di neutralità o persino di carbon negativity", osserva Chiaramonti. Si tratta di "un'opportunità che consentirebbe all'Italia di coniugare decarbonizzazione, competitività industriale e sviluppo del settore agricolo, a condizione che il quadro normativo europeo riconosca e premi questi benefici". Le simulazioni del Politecnico mostrano inoltre che, negli scenari caratterizzati da un'elevata mobilitazione delle biomasse e dall'ottimizzazione dei processi produttivi, il potenziale tecnico nazionale potrebbe arrivare a coprire una quota significativa della domanda di SAF sia nel 2030 sia nel 2050, ma anche il biometano potrà assumere un ruolo crescente nel medio-lungo periodo. "I SAF non rappresentano soltanto una tecnologia per la decarbonizzazione, ma una vera politica industriale per il futuro del Paese", ha evidenziato il senatore del Pd Michele Fina, membro della Commissione Ambiente.
Anche secondo il deputato e portavoce nazionale di FI, Membro della Commissione Agricoltura Raffaele Nevi, "la transizione verso i Sustainable Aviation Fuels rappresenta un'opportunità strategica per il futuro dell'agricoltura italiana, perché può diversificare le produzioni, rafforzare il reddito degli agricoltori e ridurre la dipendenza energetica dall'estero".