Per le vacanze estive si prepara una valigia leggera, perfetta per qualche settimana alle Barbados, per quelle di Natale invece si punta a un viaggio più lontano, più ricercato, sulla Luna.
Forse quest’inverno è una data troppo vicina, ma ci sono già varie società - tra cui SpaceX - che offrono viaggi per superare l’atmosfera terrestre godendosi un bicchiere di champagne. Ma se per ora la Luna è ancora libera dall’overtourism, qualcuno inizia già a pensare agli affari incredibili che si potrebbero fare a bassa gravità. Con una domanda inevitabile: chi ci pagherà le tasse?
La questione non è poi così fantascientifica. Anzi, secondo un recente studio del Laboratorio dell’Eurispes sulle politiche fiscali, lo spazio rischia di diventare un nuovo paradiso fiscale, insomma la nuova frontiera dell’evasione. Il punto centrale non è solo cosa o quanto tassare, ma capire quali regole deve seguire la ricchezza prodotta oltre l’atmosfera. Bisogna però fare un passo indietro e partire dalla normativa già esistente e, come stabilito chiaramente dall’Outer Space Treaty del 1967, lo spazio non appartiene ad alcuno Stato. Risultato? I concetti classici di residenza fiscale, confine e sovranità territoriale non hanno valore. Insomma, secondo l’Eurispes, senza un quadro normativo adeguato, la Luna si potrebbe trasformare in un Far West a zero gravità e zero imposte che finirebbe per ampliare la forbice tra i Paesi capaci di investire nella corsa allo spazio e quelli che restano a terra.
Bisogna anche considerare che, nonostante sembri fantascienza, il tempo stringe. Alcune delle attività che potrebbero essere tassate, del resto, sono già realtà o quasi: dall’estrazione di minerali rari su asteroidi e corpi celesti, ovvero la space mining, alla gestione di server e data center posizionati direttamente sulla Luna, fino ai servizi satellitari di ultima generazione e al turismo per milionari. Il problema è che tutto questo si svolge in un territorio «di nessuno». E per evitare che le multinazionali riescano a eludere il fisco - visto che ancora non esiste - lo studio Eurispes evidenzia la necessità urgente di una Space Tax Law globale. Così che le cartelle esattoriali raggiungano gli imprenditori anche a 384mila chilometri da casa.
