di Richard Millet
È al caffè, a rue du Bac, che lavoriamo giorno per giorno, nei fine pomeriggio, Jonathan Littell e io. Lui blatera molto, che sia sulle frasi da riscrivere, sui paragrafi, su pagine intere da rimuovere. Certi passi sono meno mal scritti di altri: effetto di smarcamento dai suoi autori preferiti? A volte Littell si irrita; stanco dopo una giornata di lavoro tendo a essere troppo "direttivo"; oppure non dimostro abbastanza entusiasmo per questo testo, lasciando vedere che non saprei avere stima per uno scrittore di cui bisogna rilavorare il testo a tal punto. Domanda che alimenta i miei interrogativi, sempre più inquieti, sul destino di una letteratura romanzesca che passa attraverso un laboratorio di ripulitura e una forma di collettivismo.
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Cosa distingue la preghiera da un testo letterario? Non è in fondo la stessa cosa? In cosa la letteratura non è, anche, il fallimento della preghiera, ma con la legittimità del fallimento?
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Parlare di letteratura, nel mondo editoriale, è quasi sconveniente; la maggioranza dei "lettori" e degli "editori" sono incolti, e hanno rinunciato all'opera: non leggono più per sé stessi e cercano solo delle ricompense: onori, premi, prebende sessuali con degli stagisti, con dei giornalisti, etc.
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Invidio gli ebrei di potersi rifugiare in Israele. La nostra terra promessa, desolata, è in noi, per noialtri, noi ultimi scrittori.
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Diventare non un grande scrittore (non ci ho mai pensato), ma uno scrittore, semplicemente.
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La mia vita è prigioniera delle frasi. La letteratura: questo ragno universale.
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Prega, ma senza dimenticare le tue armi
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I miei libri mi salveranno? Ma da cosa? Morirai comunque, e non si impara a morire; si muore e basta. Cosa te ne importa di cosa diventeranno i rettangoli di carta che hai pubblicato? La sera cala sulla letteratura; preparati alla notte della lingua e alla corruzione della tua carne.
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Carrère scrive male quanto un giornalista che si sogna romanziere.
E funziona, come Houellebecq, che anche scrive male, ma in modo diverso, forse appositamente. Il resto del gregge ambisce a scrivere come loro e sguazza nel romanzesco socio-letterario e nella poesia radical-spiritualista.
Da: R. Millet, Un sermone sulla morte, Editoriale Scientifica, 2026