La Corea del Nord ha effettuato un test missilistico molto particolare. Un test che questa volta ha messo nel mirino un bersaglio ben preciso: le infrastrutture energetiche della Corea del Sud. Kim Jong Un ha supervisionato personalmente una nuova esercitazione che ha coinvolto missili balistici tattici, lanciarazzi multipli e artiglieria a lunga gittata, ribadendo la necessità di rafforzare una postura offensiva capace di scoraggiare qualsiasi iniziativa militare di Stati Uniti e Seul. A distanza di qualche giorno dalle manovre sono emersi interessanti particolari.
La strategia di Kim
Secondo quanto riferito da NK News, che ha citato l'agenzia di stampa statale nordcoreana Kcna, il test ha visto l'impiego di quello che appare essere un missile balistico a corto raggio Hwasong-11D dotato di una speciale testata destinata a colpire obiettivi strategici. Nella descrizione diffusa dai media nordcoreani si afferma infatti che la testata è progettata per infliggere "danni fatali" ad aeroporti, porti e impianti di produzione dell'energia del nemico, un riferimento che lascia pochi dubbi sulla Corea del Sud.
Kim Jong Un ha inoltre sostenuto che l'obiettivo dei test è quello di instillare una costante sensazione di paura negli avversari, rafforzando così la capacità di deterrenza del Paese. L'esercitazione ha incluso anche una versione aggiornata del lanciarazzi multiplo da 240 millimetri e un obice semovente da 155 millimetri con munizioni a maggiore gittata. Secondo la propaganda nordcoreana, i sistemi provati dimostrano i progressi raggiunti in termini di precisione, automazione e capacità di colpire bersagli lungo tutto il confine meridionale.
Dal canto loro, le autorità sudcoreane non hanno emesso alcun allarme pubblico durante il test ma hanno posto particolare attenzione al riferimento esplicito alle centrali elettriche. Si tratta, questo, di un elemento inedito nella comunicazione di Pyongyang, visto che identifica in modo diretto un'infrastruttura civile critica come possibile bersaglio di un attacco con armi nucleari tattiche.
Infrastrutture strategiche nel mirino
La Corea del Nord ha investito molto per sviluppare armi nucleari tattiche e sistemi missilistici destinati a un impiego regionale. Diversamente dai missili intercontinentali, concepiti come strumento di deterrenza nei confronti degli Stati Uniti, questi vettori sono pensati per colpire rapidamente obiettivi militari e infrastrutturali nella Corea del Sud.
Le centrali elettriche, per esempio, rappresentano un bersaglio particolarmente sensibile perché un loro danneggiamento potrebbe compromettere la rete energetica nazionale, rallentare le comunicazioni, interrompere attività industriali e influire sulla capacità operativa delle forze armate.
Nel momento in cui scriviamo Seoul continua ad accelerare il rafforzamento delle proprie capacità di difesa, investendo soprattutto nello sviluppo di droni e sistemi di sorveglianza avanzati, mentre gli Stati Uniti mantengono una presenza militare stabile nella
penisola. Certo è che ogni nuovo test missilistico da parte di Kim contribuisce ad alimentare una spirale di deterrenza e contro deterrenza che rende sempre più difficile immaginare una ripresa dei negoziati sul programma nucleare nordcoreano.