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Difesa

Attacco congiunto Cina-Russia: ecco l’incubo della Nato (e perché non c’è un piano)

Un eventuale bltiz coordinato di Mosca e Pechino contro Europa e Taiwan sarebbe l’incubo peggiore per la Nato. E l’Occidente non ha ancora un piano (credibile) per affrontare questo scenario

Una "forza letale" per strozzare la Cina: il doppio patto che cambia gli equilibri asiatici

Non è solo lo “scenario peggiore” per la Nato. Gli esperti lo hanno già soprannominato “un incubo”. Di cosa si tratta? Di un duplice attacco, o meglio, della possibilità che la Cina attacchi Taiwan nello stesso momento in cui la Russia apra un nuovo fronte in Europa. Due guerre lontane migliaia di chilometri, ma legate dalla stessa necessità occidentale di scegliere dove concentrare uomini, armi e risorse.

Doppio pericolo, coperta corta

A descrivere questo possibile incubo è stata la rivista The Atlantic. Il copione ipotizzato è semplice quanto difficile da gestire: Mosca colpisce un Paese della Nato nell’Europa orientale e, quasi nello stesso momento, Pechino si muove contro Taiwan. Gli Stati Uniti sarebbero quindi costretti a reagire su due fronti contemporaneamente, mentre l’Europa dovrebbe affrontare direttamente la minaccia russa. Il problema è che l’Alleanza Atlantica non sembra avere ancora una strategia organica per affrontare una crisi di questo tipo.

Il tema non è del tutto nuovo. Circa un anno fa il generale Alexus Grynkewich, allora comandante delle forze Nato in Europa, aveva lanciato pubblicamente l’allarme sulla possibilità di una guerra combattuta su due teatri e aveva chiesto agli alleati europei di prepararsi. Ma i successivi confronti con analisti e militari avrebbero restituito un quadro preoccupante.

La necessità di una strategia

Florence Gaub, direttrice della divisione di ricerca del Nato Defense College, ha ammesso che l’Alleanza è consapevole della lacuna, ma che non ha ancora compiuto passi sufficienti per colmarla. Mark Montgomery, ex ammiraglio della Marina americana, ha ricordato invece che gli ultimi grandi giochi di guerra statunitensi dedicati a un conflitto simultaneo contro Russia e Cina risalgono a circa 15 anni fa. E il risultato, già allora, non era stato incoraggiante: gli Stati Uniti non disponevano di scorte e capacità industriale sufficienti per sostenere una guerra prolungata su più fronti.

Nel frattempo, però, lo scenario strategico è cambiato. La Russia ha trasformato una parte consistente della propria industria in una macchina orientata alla guerra, aumentando la produzione di missili e carri armati, e accumulando una notevole esperienza nell’impiego dei droni dopo anni di combattimenti in Ucraina. La Cina, pur non avendo combattuto una guerra da decenni, ha costruito una forza navale più numerosa di quella americana e dispone di un vasto arsenale di missili a lungo raggio. A questo si aggiunge il rafforzamento della cooperazione militare tra Mosca e Pechino.

La variabile statunitense

Se Pechino decidesse di aprire il dossier Taiwan, Mosca potrebbe sfruttare la distrazione americana per mettere alla prova le difese della Nato sul fianco orientale. La Russia ha del resto già iniziato a testare la risposta dell’Alleanza con violazioni dello spazio aereo e altre provocazioni nei Paesi dell’Europa orientale.

L’ex presidente del Comitato militare della Nato, Rob Bauer, ha spiegato di non essere a conoscenza, al momento del suo ritiro, di uno sforzo coordinato dell’Alleanza per prepararsi al cosiddetto “worst-case scenario”: chi manderebbe le truppe in Europa? Quali forze verrebbero spostate verso l’Asia? E soprattutto, quale fronte avrebbe la priorità?

Il punto debole, dunque, non sarebbe soltanto militare. Sarebbe soprattutto politico e organizzativo. In uno scenario a doppio fronte, Washington potrebbe essere costretta a spostare una parte delle proprie risorse dall’Europa verso l’Indo-Pacifico, lasciando agli alleati europei una quota maggiore della responsabilità nella difesa del continente.

L’ombra di una crisi simultanea

I giochi di guerra condotti dal centro di ricerca European Values Center for Security Policy dal 2024 hanno mostrato proprio questo rischio: quando Taiwan viene attaccata, gli Stati Uniti tendono a privilegiare la minaccia cinese e a trasferire risorse verso l’Asia, mentre gli europei restano a fronteggiare la Russia. Il problema si aggraverebbe ulteriormente se Pechino riuscisse prima a colpire le catene di approvvigionamento europee, limitando l’accesso alle materie prime necessarie all’industria della difesa.

Da quanto fin qui emerso la Nato ha studiato relativamente poco la possibilità di una crisi simultanea. Secondo Eric Heginbotham del MIT il problema è anche metodologico: simulare contemporaneamente una guerra europea e una guerra asiatica significa coordinare due grandi esercitazioni, con un comando centrale capace di stabilire priorità in tempo reale. Eppure, almeno nel dibattito pubblico occidentale, un piano realmente integrato ancora non è emerso. È questa, dunque, l’enorme vulnerabilità che rende l’ipotesi di un attacco coordinato Cina-Russia tanto inquietante.

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