La Cina sta lavorando intensamente per rafforzare le proprie capacità militari in mare aperto. Pechino sta infatti costruendo un complesso ecosistema nel quale sensori, droni e piattaforme senza equipaggio cooperano per offrire importanti vantaggi all’esercito cinese L’ultima novità? Coincide con una nave madre per giganteschi sottomarini senza equipaggio…
La nave madre cinese per droni
La nave in questione è in costruzione nel cantiere Hudong-Zhonghua di Shanghai e, secondo quanto riportato da Naval News, le immagini satellitari lasciano pensare che possa essere la prima unità al mondo concepita per impiegare droni subacquei così grandi.
Ci sono infatti diversi dettagli interessanti. A poppa compare un grande bacino di carico, mentre all’interno si trova un hangar che può ospitare quattro XXLUUV. Una struttura mobile permetterebbe di calare i sottomarini in acqua e recuperarli.
Finora i droni cinesi erano stati testati soprattutto attraverso bacini galleggianti. La nuova nave trasformerebbe quindi una capacità legata ai test in uno strumento più flessibile, capace di sostenere lancio e recupero.
I droni sottomarini extra large
Il cuore del progetto chiama in causa gli XXLUUV, gli extra-extra-large unmanned underwater vehicles. Due modelli sono stati osservati in test nelle acque di Hainan: uno lungo circa 35 metri e l’altro circa 45 metri. Per la cronaca, equivalgono a circa sei-otto volte quelle dell’Orca XLUUV statunitense.
Le piattaforme sono pensate per missioni lunghe, con sensori e sistemi d’arma. In pubblico sono già comparsi l’HSU100 e l’AJX002, due grandi veicoli subacquei senza equipaggio. Il primo presenta sensori e apparati retrattili compatibili con attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione; il secondo ha una configurazione più pulita e potrebbe puntare sulla navigazione discreta. La Cina sperimenta quindi mezzi diversi senza equipaggio.
Gli “occhi” del Dragone
Lo sviluppo dei droni si inserisce in una rete di sensori sui generis che diversi esperti hanno soprannominato “Grande Muraglia marina”. Si tratta di un vero e proprio muro formato, a più livelli, da satelliti, boe intelligenti, veicoli di superficie senza equipaggio, droni subacquei, sensori sul fondale e sistemi di elaborazione collegati.
È qui che la nave madre sopra menzionata acquista un significato più ampio. Un grande drone subacqueo può restare in mare a lungo, raccogliere dati, pattugliare un’area, posare sensori o svolgere missioni senza mettere a rischio un equipaggio. La nave madre può funzionare da base mobile, mantenendo i mezzi fuori dall’acqua quando non servono e riportandoli in mare.
Diventa sempre più chiara la strategia marittima cinese, che combina strumenti militari e attività nella zona grigia. Nel Mar Cinese Orientale Pechino utilizza anche navi della guardia costiera, droni e unità di ricerca. Non a caso uno studio del National Bureau of Asian Research ha evidenziato l’espansione delle attività verso la catena delle Ryukyu e il Pacifico occidentale. L’obiettivo di Xi Jinping? Osservare e operare lontano dalle coste cinesi. Sempre più lontano
🇨🇳 Satellite imagery suggests China is building the world's first mothership for giant submarine drones
— 🔥🗞The Informant (@theinformant_x) September 16, 2026
Naval News, reviewing multiple satellite images, has identified an unusual vessel under construction at the Hudong-Zhonghua shipyard in Shanghai — roughly 205 meters long —… pic.twitter.com/7VG6CXbI4X
