Attraverso i propri canali ufficiali, l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) ha pubblicato le immagini di una recente esercitazione a fuoco con il sistema lanciarazzi multiplo modulare PHL-191, offrendo nuovi elementi di valutazione sull’evoluzione delle capacità cinesi nel settore dei fuochi a lunga gittata.
Le sequenze sembrano mostrare l’impiego di munizionamento con detonazione in aria (airburst), una configurazione destinata ad ampliare gli effetti della testata su aree estese e ad aumentare l’efficacia contro obiettivi distribuiti sul terreno. Pechino non ha tuttavia reso pubblici dati ufficiali relativi alle caratteristiche del munizionamento, alla gittata, alla precisione, ai sistemi di guida o alla tipologia della spoletta.
L’attività rappresenta un ulteriore elemento dell’evoluzione delle capacità militari cinesi nel settore dell’artiglieria missilistica, sempre più orientate verso sistemi mobili, integrati nelle reti di comando e controllo e destinati a operare all’interno di scenari multidominio. In questo quadro, il PHL-191 costituisce una delle piattaforme attraverso cui il PLA mira a rafforzare la propria capacità di ingaggio a distanza e la flessibilità operativa delle proprie unità di fuoco.
Cosa sappiamo
Le immagini pubblicate dal PLA il 19 luglio 2026 mostrano una batteria impegnata in una serie di tiri reali con il PHL-191, piattaforma ruotata caratterizzata da un’architettura modulare che consente l’impiego di differenti configurazioni di lancio in funzione della missione e del tipo di munizionamento disponibile.
L’analisi del materiale audiovisivo suggerisce la presenza di due moduli da quattro contenitori ciascuno, configurazione generalmente associata, secondo le informazioni disponibili in fonti aperte, ai razzi guidati da 370 millimetri già osservati durante precedenti manifestazioni militari cinesi. In assenza di conferme ufficiali, tale identificazione resta una valutazione tecnica basata sugli elementi visibili.
L’aspetto più significativo dell’esercitazione riguarda il profilo delle esplosioni, apparentemente avvenute al di sopra del terreno, con una dispersione della frammentazione compatibile con gli effetti tipici del munizionamento airburst. Qualora tale interpretazione fosse confermata, questa capacità sarebbe coerente con un impiego finalizzato alla soppressione di aree operative e al contrasto di obiettivi distribuiti, quali personale allo scoperto, veicoli leggermente protetti, sistemi radar e altri assetti vulnerabili.
Rispetto alle testate destinate principalmente alla distruzione di infrastrutture fortificate o mezzi pesantemente corazzati, il munizionamento di questo tipo risponde a una logica operativa differente: ridurre la capacità dell’avversario, limitarne la libertà di movimento e compromettere temporaneamente la continuità delle operazioni. L’obiettivo non è necessariamente la distruzione completa del bersaglio, ma la sua degradazione all’interno del ciclo operativo.
Le autorità cinesi non hanno confermato la natura della testata, il sistema di innesco utilizzato né l’eventuale impiego di spolette programmabili o di prossimità. Non risultano inoltre disponibili dati ufficiali e verificabili relativi all’errore circolare probabile (CEP), alle prestazioni del sistema di guida, alla gittata effettiva o ai parametri balistici del munizionamento impiegato.
Di conseguenza, ogni valutazione sulle capacità operative del sistema potrebbe essere ricondotta agli elementi disponibili attraverso l’analisi delle informazioni pubbliche, distinguendo tra caratteristiche osservabili e valutazioni tecniche elaborate sulla base dei dati disponibili.
Il PHL-191 nel processo di modernizzazione del PLA
Il PHL-191 rappresenta uno dei programmi più rilevanti nel processo di rinnovamento dell’artiglieria missilistica terrestre cinese. La piattaforma è stata sviluppata secondo un principio di modularità che consente l’impiego di differenti famiglie di munizionamento e permette di adattare rapidamente il sistema alle esigenze operative.
Secondo valutazioni disponibili in fonti aperte, il lanciatore sarebbe compatibile con razzi guidati da 300 millimetri, con una gittata stimata intorno ai 150 chilometri, e con munizionamento da 370 millimetri, al quale vengono attribuite distanze operative comprese indicativamente tra 280 e 350 chilometri. Una configurazione ulteriore consentirebbe inoltre l’impiego di missili tattici da 750 millimetri, con un raggio d’azione valutato nell’ordine dei 480-500 chilometri. Tali valori non risultano confermati ufficialmente da Pechino e devono pertanto essere considerati stime elaborate sulla base delle informazioni disponibili.
Dal punto di vista operativo, l’armamento combina mobilità tattica, rapidità di dispiegamento e capacità di utilizzare differenti categorie di munizionamento. Il sistema presenta alcune analogie funzionali con piattaforme occidentali quali l’M142 HIMARS e l’M270, ma non costituisce un equivalente diretto di tali sistemi, poiché risponde a una diversa impostazione progettuale e integra una gamma di munizioni sviluppata secondo requisiti specifici del PLA.
Le informazioni disponibili non consentono di stabilire confronti tecnici definitivi con le capacità occidentali. Restano infatti non verificabili elementi fondamentali quali precisione effettiva, affidabilità del sistema di guida, comportamento balistico, dispersione della frammentazione e livello di maturità operativa del munizionamento osservato.
Il ruolo dei fuochi a lunga gittata nella strategia militare cinese
L’esercitazione conferma il ruolo crescente attribuito dal PLA ai sistemi di fuoco a lunga gittata nell’ambito della trasformazione delle proprie capacità militari. La possibilità di colpire obiettivi in profondità, sostenuta da reti di ricognizione, sistemi senza pilota, capacità ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) e infrastrutture di comando e controllo, costituisce uno degli elementi centrali dell’evoluzione dello strumento militare cinese.
Munizionamenti caratterizzati da effetti airburst, qualora effettivamente impiegati, possono contribuire a ridurre la libertà di movimento delle forze avversarie, ostacolare il funzionamento di sistemi esposti e creare condizioni favorevoli per successive operazioni coordinate tra componenti terrestri, aeronautiche e missilistiche.
Tale impostazione si collega al concetto di deep shaping, nel quale la fase preliminare di un confronto militare viene influenzata attraverso l’integrazione tra raccolta informativa, acquisizione degli obiettivi e capacità di ingaggio a distanza. L’efficacia di questo modello dipende tuttavia da fattori che superano le caratteristiche del singolo sistema d’arma, tra cui qualità dell’intelligence, resilienza delle comunicazioni, integrazione delle reti operative, capacità di valutazione dei danni e sostenibilità logistica.
Le immagini rese pubbliche mostrano esclusivamente gli effetti terminali dell’ingaggio e non consentono di ricostruire l’intera architettura operativa che sostiene l’impiego del sistema. Rimangono quindi aperti diversi aspetti relativi al ciclo di acquisizione degli obiettivi, al livello di integrazione con altri assetti e alle procedure di coordinamento del fuoco.
Sebbene l’attività non faccia riferimento esplicito allo scenario dello Stretto di Taiwan, essa, secondo alcuni esperti, contribuisce ad aggiornare le valutazioni sulle capacità convenzionali cinesi nel settore dei sistemi missilistici terrestri.
Alla luce delle dinamiche di sicurezza in corso nell’area indo-pacifica, l’evoluzione dell’artiglieria missilistica cinese potrebbe rappresentare un elemento rilevante nell’analisi delle capacità militari regionali e dei possibili equilibri strategici futuri.
A partire dal 23 luglio sarà necessario aggiornare la password del tuo account.
Segui la procedura guidata "Hai dimenticato la password?", tutti i dati e le informazioni del tuo profilo rimarranno invariati.