Guam ha sempre tradizionalmente rappresentato uno dei pilastri della presenza militare americana nel Pacifico. L’isola, territorio degli Stati Uniti situato a metà strada tra l’Asia e le Hawaii, è stata considerata una retrovia sicura da cui far partire bombardieri strategici, sottomarini e rinforzi destinati alle aree più sensibili della regione. Attenzione però, perché questo scenario sta cambiando. La crescente capacità missilistica della Cina ha trasformato Guam da hub logistico a possibile bersaglio in caso di crisi. A preoccupare il Pentagono è soprattutto il DF-26, uno dei sistemi d’arma più avanzati schierati da Pechino.
Il missile che preoccupa gli Usa
Secondo quanto riportato da Defence Security Asia, la decisione degli Stati Uniti di investire circa 30 milioni di dollari nella realizzazione di nuovi depositi logistici permanenti per il Corpo dei Marines nel sud-est dell’Australia è la dimostrazione più evidente di questo cambiamento strategico.
Al centro delle preoccupazioni americane c’è proprio il DF-26, soprannominato da tempo “Guam Killer”. Si tratta di un missile balistico a raggio intermedio capace di colpire obiettivi fino a circa 4.000 chilometri di distanza, portando all’interno del suo raggio d’azione infrastrutture fondamentali come la base aerea di Andersen, i depositi di carburante e i centri di comando presenti sull’isola.
Il sistema è progettato per effettuare attacchi di precisione contro obiettivi terrestri, ma dispone anche di una variante antinave, il DF-26B, pensata per minacciare gruppi navali e portaerei. La combinazione tra gittata elevata, precisione e capacità di saturazione rende insomma questo missile uno strumento in grado di compromettere le operazioni americane fin dalle prime fasi di un eventuale conflitto. Ecco perché Washington sta progressivamente spostando munizioni, mezzi e materiali essenziali verso basi più lontane, considerate meno esposte a un attacco diretto.
Guam nel mirino
A turbare gli Usa troviamo anche l’evoluzione del programma DF-27, un sistema che potrebbe estendere ulteriormente la capacità di attacco cinese grazie a una gittata stimata tra 5.000 e 8.000 chilometri e a possibili caratteristiche ipersoniche.
Cosa significa? Che il problema non è più solo difendere una singola base, ma garantire la sopravvivenza dell’intera rete logistica necessaria a sostenere operazioni militari su vasta scala. Per questo il Pentagono punta sempre più su dispersione delle risorse, basi distribuite e maggiore integrazione con gli alleati regionali.
L’Australia sta assumendo un ruolo centrale come nuova profondità strategica americana, mentre nelle
Filippine vengono sviluppati nodi logistici avanzati più vicini alle possibili aree di crisi. Il messaggio che emerge è chiaro: la geografia militare del Pacifico sta cambiando e Guam non può più essere considerata invulnerabile.