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Difesa

NATO, un E-3A Sentry sorveglia i cieli della Polonia

Dall’early warning alla guerra elettronica, NATO e Stati Uniti rafforzano le capacità di acquisizione dello scenario e di controllo dello spettro elettromagnetico.

E3 Sentry

La sorveglianza dello spazio aereo costituisce uno degli strumenti attraverso cui la NATO sostiene la propria postura di sicurezza sul fianco orientale e mantiene una conoscenza continuativa dell’ambiente strategico europeo. Il 20 agosto, un E-3A Sentry dell’Alleanza avrebbe effettuato un lungo volo dalla base di Geilenkirchen, in Germania, operando nell’Europa nord-orientale e descrivendo diversi circuiti nell’area polacca. Nello stesso arco temporale sarebbe stato segnalato anche il trasferimento di un EA-37B Compass Call statunitense verso il medesimo quadrante.

La contemporaneità dei due movimenti costituisce un elemento osservabile, ma non permette di stabilire un rapporto operativo diretto. Le due piattaforme appartengono infatti a domini differenti: l’E-3A è concepito per l’allerta e il controllo aereo, la sorveglianza e la gestione del quadro informativo; l’EA-37B è invece destinato alla guerra elettronica e alle operazioni nello spettro elettromagnetico. La presenza quasi simultanea dei due assetti nello stesso teatro offre tuttavia uno spunto per osservare la crescente integrazione tra acquisizione dello scenario, comando e controllo e capacità di contrasto elettronico.

Cosa sappiamo

Secondo le informazioni di volo, il Boeing E-3A Sentry LX-N90453 sarebbe decollato da Geilenkirchen alle 05:33, facendo rientro alle 13:22, dopo circa sette ore e 49 minuti. La rotta avrebbe compreso più circuiti nell’Europa nord-orientale, con una permanenza prolungata nei pressi dello spazio aereo polacco.

Gli elementi ricavabili dal tracciamento permettono di ricostruire con un certo grado di precisione la presenza dell’aeromobile in una determinata zona, la durata del volo e l’andamento generale della rotta, ma non consentono, da soli, di stabilire quale missione sia stata effettivamente condotta. Non rendono inoltre conoscibili le comunicazioni tra equipaggi e centri di comando, l’eventuale impiego dei sensori, le procedure operative adottate o gli obiettivi assegnati.

Questa distinzione assume particolare rilievo nell’analisi delle attività militari attraverso fonti aperte. La posizione di un velivolo può essere osservata e documentata, mentre il significato strategico o tattico della sua presenza rimane spesso non verificabile dall’esterno. Separare gli elementi direttamente riscontrabili dalle valutazioni interpretative consente quindi di evitare attribuzioni non dimostrate, soprattutto quando sono coinvolti mezzi impiegati in compiti sensibili.

La componente NATO Airborne Early Warning and Control di Geilenkirchen dispone di 14 E-3A, operati da equipaggi multinazionali provenienti da 19 Paesi. Secondo la NATO, questi aeromobili integrano radar a lungo raggio, sensori passivi e sistemi di comunicazione, permettendo di acquisire e seguire tracce aeree e di trasferire gli elementi raccolti all’interno della catena di comando.

È in questa funzione che assume rilievo il concetto di situational awareness, vale a dire la capacità di acquisire, correlare e aggiornare elementi sull’ambiente operativo per costruire una rappresentazione coerente dello scenario. Le rilevazioni provenienti dai sensori possono essere integrate nella struttura di comando e controllo e concorrere alla formazione della Common Operational Picture, consentendo ai diversi livelli decisionali di disporre di una visione condivisa della situazione.

L’E-3A non costituisce quindi soltanto una piattaforma radar, ma un nodo all’interno di una rete nella quale sensori, collegamenti dati, centri decisionali e unità operative concorrono alla produzione e alla distribuzione del quadro informativo. In un ambiente caratterizzato da tempi di reazione sempre più ridotti, la capacità di trasformare rapidamente un rilevamento in un quadro utilizzabile dai decisori assume un peso rilevante nella postura di sicurezza dell’Alleanza.

Il Compass Call e la competizione nello spettro elettromagnetico

Nello stesso arco temporale sarebbe stato segnalato il movimento di un EA-37B Compass Call statunitense verso il settore. Basato sul Gulfstream G550, il velivolo rappresenta la nuova generazione della capacità americana di attacco elettronico aereo ad ampia area. Il sistema è destinato a sostituire progressivamente l’EC-130H Compass Call e a operare contro comunicazioni, radar, sistemi di navigazione e altre componenti elettroniche utilizzate dalle forze avversarie.

La funzione del Compass Call si colloca dunque su un piano complementare rispetto a quello dell’AWACS. L’E-3A contribuisce alla costruzione e alla gestione del quadro relativo allo spazio aereo; l’EA-37B è progettato invece per intervenire sull’ambiente elettromagnetico, cercando di degradare o interrompere determinate funzioni elettroniche. Comunicazioni, radar, navigazione e reti di comando e controllo dipendono infatti dalla disponibilità dello spettro e dalla possibilità di utilizzarlo in modo affidabile.

La guerra elettronica assume così una dimensione che va oltre il semplice disturbo delle comunicazioni. In un ambiente fortemente dipendente dalla connettività, la capacità di proteggere le proprie emissioni e, allo stesso tempo, compromettere quelle dell’avversario può incidere sulla possibilità di acquisire elementi utili, coordinare le forze e mantenere una catena decisionale efficace. Il Compass Call s’inserisce precisamente in questo spazio della competizione militare.

Il programma rappresenta inoltre il passaggio generazionale rispetto all’EC-130H. Il primo EA-37B destinato all’Air Combat Command è stato consegnato a Davis-Monthan Air Force Base il 23 agosto 2024, dando avvio alla fase di addestramento degli equipaggi sulla nuova piattaforma.

La presenza quasi contemporanea dei due velivoli non sarebbe tuttavia sufficiente per stabilire un’attività coordinata. Le traiettorie osservabili consentono di individuare tempi, direttrici e zone di impiego, ma non rendono conoscibili gli ordini ricevuti dagli equipaggi, le comunicazioni tattiche, le regole d’ingaggio o gli eventuali obiettivi assegnati. Qualsiasi interpretazione che andasse oltre questi elementi dovrebbe pertanto essere considerata un’ipotesi e non un fatto accertato.

La trasformazione dell’architettura occidentale

L’impiego dell’E-3A si inserisce in una fase di profonda trasformazione delle risorse occidentali dedicate all’allerta, alla sorveglianza e al comando e controllo. La questione non riguarda più soltanto il ricambio di una piattaforma, ma l’evoluzione di un’intera architettura nella quale sensori, sistemi di comunicazione e nodi decisionali devono operare in maniera sempre più interconnessa.

Il cambiamento riguarda innanzitutto la stessa NATO. Il 7 luglio 2026, durante il NATO Summit Defence Industry Forum di Ankara, undici Paesi alleati hanno annunciato un programma congiunto per l’acquisizione di fino a dieci Saab GlobalEye destinati a sostituire parte della flotta E-3A. Secondo l’Alleanza, il nuovo sistema dovrebbe ampliare la sorveglianza multidominio, operando nei settori aereo, terrestre e marittimo e migliorando l’individuazione e il tracciamento di minacce complesse.

Il passaggio assume una valenza strategica che va oltre il semplice rinnovamento della flotta. Il GlobalEye è concepito per integrare in una singola piattaforma capacità di osservazione e gestione dello scenario multidominio, rispondendo a un modello nel quale la superiorità informativa dipende sempre meno da un singolo sensore e sempre più dalla possibilità di collegare fonti differenti all’interno di una rete.

Anche a livello nazionale il processo è già in corso. Il Regno Unito sta sviluppando una componente E-7 Wedgetail destinata a operare da RAF Lossiemouth. Il velivolo è progettato per combinare sorveglianza, comunicazioni e gestione della battaglia multidominio, rafforzando il contributo britannico alle attività nazionali e NATO.

La Francia ha seguito una traiettoria analoga scegliendo il GlobalEye di Saab per rinnovare le proprie capacità di allerta e controllo aereo. Il 30 dicembre 2025 Parigi ha formalizzato l’ordine di due velivoli, comprendente sistemi terrestri, addestramento e supporto. Il valore indicato da Saab è di circa 12,3 miliardi di corone svedesi, con consegne previste tra il 2029 e il 2032 e un’opzione per ulteriori due aeromobili.

Il quadro più ampio è quello di una trasformazione della postura occidentale nella quale la superiorità informativa assume un peso crescente. La capacità di individuare tempestivamente un’attività, comprenderne la natura, condividere gli elementi essenziali e, quando necessario, limitarne l’efficacia dipende sempre più dall’integrazione tra sensori, piattaforme, reti e sistemi di comando.

Per la NATO, questa evoluzione risponde alla necessità di mantenere una presenza credibile sul fianco orientale e di assicurare una conoscenza continuativa dello scenario, in un contesto europeo nel quale la dimensione aerea e quella elettromagnetica risultano sempre più strettamente collegate. Il progressivo rinnovamento delle dotazioni alleate riflette quindi un cambiamento nella concezione stessa della sorveglianza: non più soltanto osservare ciò che accade, ma trasformare rapidamente una grande quantità di rilevazioni in una conoscenza condivisa e utilizzabile a livello operativo.

Per alcuni analisti è proprio questa dimensione a conferire rilevanza strategica alla presenza di piattaforme specializzate nello spazio aereo europeo. Il loro impiego non deve essere necessariamente letto come indicatore di una specifica operazione: rappresenta piuttosto una componente della più ampia competizione per la conoscenza dello scenario, la libertà di manovra e il controllo delle informazioni. In un ambiente caratterizzato da un’importante interdipendenza tra dominio aereo, reti digitali e spettro elettromagnetico, la capacità di vedere prima, comprendere più rapidamente e preservare l’integrità dei propri collegamenti potrebbe diventare uno degli elementi decisivi della deterrenza occidentale.

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