Il Giappone è ormai pronto a compiere uno dei cambiamenti più significativi della sua politica di sicurezza dal secondo dopoguerra. Il parlamento nipponico ha infatti approvato la creazione di un nuovo Consiglio nazionale per l'intelligence e di una National Intelligence Agency destinata a coordinare raccolta, analisi e condivisione delle informazioni strategiche. Si tratta di una riforma arrivata nel bel mezzo della crescente assertività della Cina e delle tensioni attorno a Taiwan, e che soprattutto conferma la volontà di Tokyo di assumere un ruolo più attivo nell'architettura di sicurezza dell'Indo-Pacifico.
Un “sesto occhio” al fianco degli Usa
La sensazione è che il suddetto progetto rappresenti un tassello fondamentale del percorso con cui il governo guidato da Takaichi Sanae punta a rafforzare la capacità del Paese di affrontare minacce sempre più complesse. Come ha fatto notare il portale Geopolitical Monitor, la nascita della nuova agenzia costituisce la più importante ristrutturazione del sistema informativo giapponese dai tempi della fondazione del Cabinet Intelligence and Research Office nel 1952.
Per oltre settant'anni il Giappone ha fatto affidamento su una rete frammentata di organismi civili e militari, integrata in larga misura dalle informazioni condivise dagli Stati Uniti. Il nuovo assetto punta invece a superare la dispersione delle competenze tra ministeri e agenzie, creando un centro decisionale in grado di coordinare in modo più efficace intelligence estera, controspionaggio e sicurezza nazionale.
Non solo: la riforma risponde alla trasformazione dell’arena asiatica che oggi richiede una capacità di raccolta e valutazione delle informazioni molto più rapida e integrata rispetto al passato. Cosa potrebbe succedere? Il Giappone ha tutte le carte in regola per diventare un partner sempre più autonomo, ma anche più utile all'interno delle reti di cooperazione con Washington e con gli altri alleati regionali.
La mossa del Giappone
Di recente Tokyo ha intensificato la cooperazione con Filippine, Australia, India e Stati Uniti, e sono ancora in discussione nuovi accordi per la condivisione di informazioni sensibili e per il coordinamento delle attività di sorveglianza marittima. Ecco che la futura agenzia viene vista da molti esperti come un potenziale "sesto occhio" del sistema di intelligence occidentale, in riferimento alla rete Five Eyes composta da Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda.
Non mancano tuttavia le critiche. In Cina, diversi esperti e media interpretano la riforma come un ulteriore passo verso il superamento delle limitazioni imposte al Giappone nel dopoguerra e come un elemento destinato a rafforzare la strategia americana di contenimento nell'Indo-Pacifico.
Anche all'interno dello stesso Giappone sono emerse preoccupazioni riguardo alla tutela delle libertà civili
e all'espansione dei poteri dello Stato in materia di sicurezza. Al di là delle polemiche, la direzione appare ormai tracciata: il Giappone vuole dotarsi di strumenti più moderni per avere un’intelligence all’avanguardia.