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Reparti, ambulatori, tecnologie: dopo due anni apre il nuovo Sacco

Un cantiere complesso che ha coinvolto 250 operai al giorno: 27 i settori smontati e ricollocati senza fermare la terapie

Reparti, ambulatori, tecnologie: dopo due anni apre il nuovo Sacco
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Ci sono ospedali che sono soltanto edifici, e ospedali che sono il cuore pulsante di un territorio. Il Luigi Sacco di Milano appartiene alla seconda categoria, e da ieri lo dimostra con la forza dei fatti: inaugurati i lavori di ristrutturazione più imponenti della sua storia, un intervento da 194 milioni di euro finanziato interamente con i fondi del PNRR, che ha trasformato 40mila metri quadrati di corsie, sale operatorie e ambulatori in uno dei presìdi più moderni d'Italia.

Non è un cantiere qualunque. È la dimostrazione che, quando la determinazione incontra una visione chiara, anche le imprese più titaniche diventano possibili. A raccontarla è il direttore generale dell'Asst Fatebenefratelli Sacco Maria Grazia Colombo, nominata a luglio 2023 e capace, in appena quattro mesi e mezzo, di svuotare interi reparti da persone e cose per consentire alle imprese di entrare a lavorare già dal 22 dicembre di quell'anno.

Un'operazione da far tremare i polsi: cento ambulatori trasferiti, 27 reparti smontati e ricollocati, mense, aule e uffici traslocati altrove in tempi record. Le attività sanitarie sono state redistribuite tra il presidio Fatebenefratelli, quello di Bollate, la rsa di via Quarenghi e il deposito di Legnano, in un lavoro corale che ha coinvolto primari, caposala, magazzinieri, autisti: tutti, dal capo dipartimento all'ultimo portiere, messi a conoscenza di ogni fase per evitare inutili allarmismi.

È stato un lavoro di squadra nel senso più autentico del termine. Le caposala hanno compilato schede reparto per reparto, decidendo cosa buttare, cosa trasferire, cosa custodire a Legnano: un censimento meticoloso che ha permesso di investire 23 milioni e mezzo in nuovi arredi e attrezzature, tutto tracciato e verificabile da Corte dei Conti e collegio sindacale.

I numeri del cantiere raccontano da soli la portata dell'impresa: una media di 250 operai al giorno, due direzioni lavori che hanno affiancato il team passo dopo passo, un comitato consultivo tecnico sempre presente. Ai finanziamenti regionali fermi dal 2017 si sono aggiunti i fondi PNRR e PNC per 18 milioni, più altri 60 milioni per le opere complementari stanziati dalla Regione Lombardia dal 2024: un fiume di risorse pubbliche convogliato con precisione chirurgica verso un unico obiettivo, rispettare la scadenza del 30 giugno 2026 imposta dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

E l'obiettivo è stato centrato: lavori iniziati il 22 dicembre 2023, conclusi il 30 giugno 2026, esattamente trentuno mesi dopo, con l'intero investimento speso fino all'ultimo euro. Un caso, questo sì, da manuale di buona amministrazione.

Il futuro, del resto, si respira in ogni nuovo ambiente. Il corpo di fabbrica 5, cinquemila metri quadrati destinati alla mensa aziendale, è stato completamente ricostruito con nuove strutture impiantistiche su tre livelli, un lavoro definito dagli stessi tecnici "non una passeggiata"; il primo piano degli ambulatori di cardiologia è stato ampliato con gas medicali per consentire test da sforzo e approfondimenti diagnostici; nelle nuove sale di emodinamica ed elettrofisiologia, l'innovazione tecnologica si è fatta strada senza intaccare il rigore clinico: schermi da 55 e da 32 pollici, bracci robotizzati, sistemi multimediali che permettono al chirurgo di condividere in diretta l'intervento con studenti in aula magna.

Non tutto è stato semplice. Il reparto di procreazione medicalmente assistita ha dovuto chiudere per il tempo strettamente necessario, mentre l'attività di ostetricia e ginecologia è stata trasferita temporaneamente al Buzzi, con la creazione di un percorso dedicato "Sacco-Buzzi" pensato per non far perdere ai pazienti il legame con il proprio territorio.

E in questa storia collettiva non manca la memoria di chi non ha potuto vedere il traguardo: Maurizio Viecca, il cardiologo che per anni ha guidato l'elettrofisiologia del Sacco, scomparso prima dell'inaugurazione, a cui verrà intitolato il nuovo centro cuore, ultimo omaggio di una squadra che lo ha voluto sempre presente anche nei giorni più rumorosi del cantiere.

Oggi, camminando tra le nuove corsie luminose, è difficile immaginare cosa fossero questi spazi fino a poco tempo fa: reparti abbandonati, impianti fuori uso, arredi di inizio Novecento ormai irrecuperabili. "Un miracolo", lo hanno chiamato in molti tra chi ci ha lavorato giorno e notte.

Non un miracolo piovuto dal cielo, ma costruito con ostinazione, competenza e quella rara capacità di far squadra che, quando si mette al servizio della sanità pubblica, restituisce ai cittadini molto più di un edificio: restituisce fiducia.

Il Sacco riapre le sue porte rinnovato, e con lui riapre una pagina di storia sanitaria milanese che aveva bisogno, più di ogni altra cosa, di essere finalmente scritta fino in fondo.

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