Le due verità di "Non mentire" sono credibili

Si apre con una bella sequenza sul Parco del Valentino, miracolosamente liberato dagli spacciatori che ormai ne sono padroni. Magia della fiction, magari fosse realtà... E continua su diversi scorci di Torino, piazza Vittorio, i circoli sul Po, a conferma che questa è proprio città filmica, esaltata dal cinema che ne evidenzia la bellezza e ne nasconde le zone oscure, plumbee, tristi, che pure il regista Gianluca Maria Tavarelli aveva altre volte impietosamente raccontato, soprattutto nei suoi primi lavori.

Non mentire, miniserie in tre puntate in onda la domenica, a partire da stasera su Canale 5, è destinata a dividere il pubblico, e questo è un indubbio vantaggio rispetto a prodotti dove è fin troppo chiaro da che parte stare. Remake piuttosto libero del film L'amore bugiardo di David Fincher, affronta un tema molto caldo: fino a che punto un rapporto sessuale tra adulti può definirsi consenziente? Se una donna, pur dimostrandosi disponibile, a un certo punto dice basta, l'uomo deve fermarsi? E, soprattutto, quale sarà poi la verità, quella di lui o quello di lei?

Andrea è un affermato chirurgo, vedovo con figlio adolescente. Laura una professoressa di liceo, di estrazione decisamente più popolare (lo si desume più dall'eloquio e dal look che dal quartiere in cui abita), uscita da una lunga storia con un poliziotto. Ammiccano, si piacciono, cenano una sera insieme, vanno a casa di lei, finiscono a letto. Però Laura la mattina dopo si sveglia sicura di essere stata stuprata, denuncia il fatto ma gli inquirenti non le credono, troppe zone oscure nella vicenda. Allora fa da sola, sputtana Andrea sui social, innescando una serie di meccanismi che non svelo per non togliere il gusto della sorpresa a chi stasera deciderà di seguirlo in tv (e farà bene).

Bravissimi i due attori, Alessandro Preziosi e Greta Scarano, agli antipodi in tutto e per tutto. Elegante e freddo lui, nevrotica e fin troppo emotiva lei. Inevitabile prendere le posizioni dell'uno o dell'altro. Non mentire è proprio costruito su questa ambiguità continua. Se vedrete il film con la vostra moglie o compagna probabilmente discuterete animatamente su quale possa essere la giusta versione dei fatti. Dal mio punto di vista, non mi capacito del fatto che Andrea abbia provato attrazione per una ragazza così greve, seppure carina, ma troppo distante da lui. Solito discorso, se accetti di arrivare fino a un certo punto, è assurdo tirarsi indietro. Mia moglie trova inaccettabile la mia posizione, anche se con lo sviluppo della vicenda l'ambiguità di Laura comincia a insinuarle più di un dubbio.

Legittimità del Me Too a parte, mi pare che qui la questione sia incentrata sull'odio sociale, così in voga nell'Italia di oggi. Sembra insomma che Laura voglia punire Andrea perché lui è ricco, ce l'ha fatta, non ha frustrazioni né rancori, a differenza di lei. Interessanti i personaggi di contorno, ottima la gestione della suspense narrativa. Un solo appunto: non è mai accaduto nella storia che a Torino si debba aspettare un taxi per 40 minuti. Siamo in pochi e non siamo a Città del Messico.

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