C’era una volta un coro di puristi che colpiva direttamente il cuore di Ferrari, il Cavallino rampante. «Maranello ha perso l’anima», «La Ferrari Luce non merita il Cavallino», «Passare all’elettrico significa tradire l’idea di Enzo». Insomma, quando a maggio è stata presentata Ferrari Luce, la prima auto full electric in casa Ferrari, il verdetto sembrava già scritto. Tra analisi apocalittiche e Borsa in profondo rosso, sembrava che l’auto simbolo della velocità e del rombo dei motori fosse vittima dell’ecologicamente corretto.
Poi però, come spesso accade quando il lusso incontra la realtà globale, è arrivato il vero verdetto. E ha fatto un rumore assordante, pur senza il tanto amato rombo del V12.
A sancire il record definitivo non è stato il mercato, ma un martelletto d’asta. Nella cornice della celebre Monterey Car Week (in California), la Luce Chassis 0 - unica nel suo genere, con una carrozzeria in madreperla e uno speciale pigmento in grado di produrre riflessi iridescenti che evolvono dal verde al viola a seconda dell’intensità e dell’angolo della luce, così da abbracciare pienamente il suo nome - è stata venduta per 40 milioni di dollari. Prima di iniziare l’asta, completamente benefica, le stime sui ricavi per Sotheby’s erano superiori a 1 milione di dollari, ma da lì ad arrivare a 40 milioni sono bastati pochi minuti.
Non si tratta però di un record solo per Ferrari, ma per tutte le case automobilistiche. Infatti non era mai stato toccato prima un simile prezzo per una vettura nuova e, in realtà, si tratta di un ottimo piazzamento anche se paragonato alle aste di vetture d’epoca. Basti pensare che lo scorso anno una Ferrari 250 LM del 1964 era stata venduta ad un’asta a Parigi, per «soli» 36,3 milioni di dollari.
Non si tratta però di una vittoria isolata per la Ferrari Luce. Quando a fine luglio il Cavallino aveva presentato i suoi dati semestrali, la corsa di Luce era già scritta: in meno di due mesi dalla presentazione, l’obiettivo di vendita per l’anno - parliamo di 500 esemplari, per un costo di partenza di 550mila euro l’una - era già sold out, trainata soprattutto dalle richieste cinesi.
A questo punto viene da chiedersi come sia possibile un simile cortocircuito tra la narrazione dei media e i risultati reali. Semplice, è tutta una questione di prospettiva. In Italia siamo affezionati al mito meccanico, all’odore di benzina e al rombo che fa tremare l’asfalto. Ma Ferrari non parla solo italiano, si rivolge a un pubblico mondiale che viaggia a tutt’altra velocità. In Cina, dove oltre il 60% dei veicoli venduti quest’anno è ibrido o elettrico, lo status symbol non si misura più in cilindri, ma in tecnologia di punta, design, prestazioni e unicità. Insomma, il modello Luce non è stato percepito come un tradimento delle origini, ma come il primo - imperdibile - pezzo da collezione della nuova era del settore automotive. É vero, forse nei club di puristi e nostalgici non ci sarà posto per Luce, ma nei garage più esclusivi del pianeta il Cavallino «silenzioso» ha già vinto.
