Mps prende tempo sul maxiaumento

Il cda slitta al 28 gennaio per agevolare la sottoscrizione del Mef. Unicredit aspetta

Mps apre la data room e raddoppia gli advisor, affiancando Credit Suisse a Mediobanca, per «la valutazione delle alternative strategiche» e per «operare una verifica degli interessi di mercato da parte di operatori di primario standing». Lo ha annunciato ieri sera Rocca Salimbeni al termine del cda. In Piazza Affari il titolo ha perso il 2,1% a 1,12 euro.

L'accelerazione non lascia dubbi sulla volontà del Tesoro, azionista al 64,2%, di procedere alla privatizzazione di Mps entro fine 2021, come previsto dagli accordi con l'Europa. E la messa a disposizione dei dati sensibili a eventuali interessati è la risposta alle critiche sollevate da chi contestava un percorso già segnato che, nei desideri del Mef, sarebbe destinato a far confluire Mps in Unicredit. Al momento in realtà gli interessati all'istituto dell'ad Guido Bastianini (in foto) sembrano latitare, iniziando proprio da Piazza Gae Aulenti tutt'altro che convinta a dire di sì alle nozze. Il Mef, da giorni, sta lavorando per alzare la posta sulla ricca dote della banca senese dopo il niet di alcuni soci di Unicredit a procedere alle condizioni inizialmente prospettate.

La partita si giocherà tra Roma, Francoforte e Bruxelles. Occorre innanzitutto provvedere a ricapitalizzare la banca che non raggiunge i livelli minimi di Srep richiesti dalla Bce e si appresta a chiudere un bilancio sul 2020 in profondo rosso dopo gli oltre 1,5 miliardi persi nei nove mesi. Il cda lo scorso dicembre aveva individuato il fabbisogno di capitale in 2-2,5 miliardi a cui dovrebbe provvedere, in larga parte, il Mef che finora ha stanziato 1,5 miliardi. Il via libera alla ricapitalizzazione era atteso per la prossima settimana, posto che entro fine mese il piano dovrà essere sottoposto alla Bce. Il cda è però slittato al 28 gennaio. I giorni in più potrebbero servire per reperire risorse. In assenza dell'auspicata prospettiva di integrazione, l'Europa potrebbe sollevare obiezioni.

Per ovviare a questo scenario Roma avrebbe messo sul piatto a Unicredit oltre che una Mps ripulita dai crediti fiscali e ricapitalizzata, una dote fiscale di 2,5 miliardi e l'acquisizione da parte di Amco (controllata dal Tesoro) di gran parte degli Npl di Unicredit (20 su 22 miliardi) al 30% del valore nominale, un prezzo molto favorevole. Se anche Francoforte e Bruxelles approvassero il piano, rimarrebbe tuttavia da sciogliere il nodo relativo ai 10 miliardi di pendenze legali (di cui 3,9 miliardi chiesti dalla Fondazione Mps).

Il dialogo con Piazza Gae Aulenti non è tuttavia dei più semplici nonostante la cooptazione nel cda di Unicredit, quale presidente in pectore del gruppo, di Pier Carlo Padoan che da ministro del Tesoro aveva firmato il salvataggio di Mps. I grandi azionisti della seconda banca italiana sono scettici sull'operazione, il board è in scadenza e l'ad, Jean-Pierre Mustier, ha preannunciato un mese fa l'addio. Il cda del 13 gennaio dovrebbe portare una shortlist di candidati al ruolo di ad, ma per la cooptazione se ne parlerà, forse, nel cda del 10 febbraio.

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