Salgono i ricorsi dei piccoli. Faro sulle azioni non quotate

L'organo istituito da Consob per dirimere le liti ha raddoppiato i risarcimenti a quota 28,5 milioni

La pandemia di Covid non ha fermato l'Arbitro per le controversie finanziarie (Acf). L'organismo istituito da Consob per risolvere le dispute tra piccoli investitori e intermediari nel 2020 ha accresciuto la propria attività grazie agli strumenti di connessione da remoto. In particolare, l'organismo presieduto da Gianpaolo Eduardo Barbuzzi (e che fa capo alla commissione presieduta da Paolo Savona) l'anno scorso si è riunito 53 volte (46 nel 2019) assumendo 1.060 decisioni (853 nell'anno precedente). Il 65% dei 1.772 ricorsi pervenuti (+5,6% annuo) è stato accolto, con un incremento del 10% sul 2019. È pressoché raddoppiato il volume dei risarcimenti riconosciuti a favore dei consumatori: 28,5 milioni nel 2020, mentre l'anno precedente erano stati 15,7 milioni. Il totale dal 2017, l'anno in cui è iniziata la piena attività dell'arbitro, ammonta a 84,4 milioni; 40mila euro in media.

Il più frequente motivo di lite tra risparmiatori e banche sono le «azioni illiquide», ossia titoli di emittenti non quotati e quindi non scambiabili su un mercato regolamentato. Una chiara testimonianza di come l'Acf sia diventato un interlocutore privilegiato per gli azionisti delle Popolari o di altre banche cooperative che non sono quotate in Borsa e che spesso sono state travolte dalla crisi globale, come nel caso di PopBari. L'Arbitro, infatti, consente alle controparti di trovare un accordo prima che si persegua la via giudiziale. E, di certo, non è un caso che a livello geografico il Sud si confermi l'area geografica con il maggior numero di ricorsi (il 42,8% del totale) seguito dal Centro (32,4%) e dal Nord (24,8%). Anche il valore medio delle singole controversie è in linea con gli anni precedenti con una cifra di poco inferiore ai 60mila euro.

È in crescita anche il numero di casi in cui i convenuti si accordano prima ancora che l'Acf si pronunci: nel 2020 è accaduto in 212 casi (+9,2% sul 2019). La Consob ha commentato con soddisfazione il trend in corso. «L'arbitro - si legge nel resoconto - si sta progressivamente affermando anche come punto di riferimento nei rapporti tra risparmiatori e intermediari, tale da favorire la risoluzione spontanea delle controversie».

Continua a crescere, nello stesso tempo, il numero di risparmiatori che preferiscono farsi assistere da un legale (oltre il 73% del totale nel 2020, rispetto al 69% del 2019), nonostante sia prevista la possibilità di presentare il ricorso all'Acf direttamente, senza assistenza e gratis. La rilevanza economica delle controversie in materia finanziaria e le difficoltà che molti piccoli investitori incontrano nel tutelare personalmente i propri diritti sono fattori che concorrono ad alimentare questa tendenza. Ecco perché l'Acf si è rivolta a banche e intermediari perché adeguino le proprie prassi operative alla giurisprudenza stabilita dagli orientamenti dell'Arbitro. Trattare in modo adeguato i reclami dei clienti può infatti risolvere il problema ancor prima, evitando così il ricorso all'Acf e rinsaldando «il rapporto di fiducia» tra istituti e clientela.

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