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Editoria e Media

“Il Giornale a Milano c’è”. Da Feltri a Mazzola e Baresi, il racconto della città attraverso le firme del quotidiano

Il Giornale si apre alla città e per tre giorni è in piazza a Milano: la prima chiacchierata è tra il vicedirettore Del Vigo e il direttore Feltri

Evento Giornale

Il Giornale e Milano hanno un rapporto simbiotico e oggi il quotidiano si è voluto aprire alla città per far capire cosa è Il Giornale nel 2026, con la sua storia particolare e il legame tradizionale con la città. “Questo giornale cartaceo, che è coraggiosamente in edicola, ha avuto un restyling grafico la scorsa estate, che lo porta a essere uno dei più eleganti in circolazione ma anche assunto una veste internazionale”, ha spiegato il vicedirettore Francesco Maria Del Vigo.

Vittorio Feltri: “Se immagino un milanese che attraversa la strada, lo immagino con Il Giornale in tasca”

“Sono felice di essere vicino a un’edicola, che ormai considero quasi un gioiello perché ce ne sono sempre meno”, ha detto il direttore editoriale Vittorio Feltri dialogando con il vicedirettore Francesco Maria Del Vigo, “perché il nostro lavoro finisce qui. Milano è la città con più edicole in Italia. Non sono milanese, sono nato a Bergamo ma poi sono diventato adulto qui a Milano, che mi ha dato tutto, non solo il lavoro ma anche il modo per vivere bene”.

L’edicola “è la parte gioiosa del nostro lavoro, quando noi vediamo un nostro articolo in edicola abbiamo, non dico un orgasmo, ma una cosa di simile. L’edicola è sapere le cose, sapere cosa è successo a Milano e nel mondo. Al mattino ha un suo odore particolare il giornale e il giorno in cui mi mancherà sarò al cimitero”. Senza edicole, ha proseguito, “senza milanesi, senza giornali, non posso vivere. Io vivo per i giornali. Se non il Giornale tra le mani mi sento male”. Nel tempo “ho avuto l’assistenza di San Culo, ogni volta che sono stato in un giornale moribondo non l’ho fatto solo rinascere ma l’ho fatto andare forte. È una coincidenza, la fortuna, che mi ha portato a rianimare tanti giornali e per me rianimare un giornale è come far nascere un bambino”. Quando “immagino che leggono addirittura i miei articoli mi fa ridere e mi rende allegro. Rivolgo un pensiero affettuoso a San Culo che mi ha assistito e spero continui ad assistermi, perché senza quello non si va da nessuna parte”.

Il rapporto tra Il Giornale e Milano è forte, “il giornalismo è Milano perché Milano è una città apparentemente convulsa ma qualcuno tenta di ragionare. Il Giornale ti dà uno stimolo: tra Milano e il Giornale c’è un rapporto stretto, naturale. Se immagino un milanese che attraversa la strada me lo immagino con Il Giornale in tasca. Ma oggi ci sono i telefonini, li mangerei, mi stanno sulle palle: invece il giornale mi ossigena, mi dà piacere, mi ossigena. Ogni pagina è una novità, ho la giornalite acuta: credo che morirò in un letto ma sul volto non vorrei un lenzuolo ma un giornale”.

Feltri ha spiegato che da bambino non voleva andare all’asilo: “Ho piantato in piedi un casino in casa, tanto che mia madre si rassegna. Siccome rompevo i coglioni, mia zia mi intratteneva e mi placava mi faceva vedere i giornali. Non sapevo leggere ma ero curioso e chiedevo continuamente informazioni e a 6 ho iniziato a scrivere. Per tutta la vita ho avuto contatti con inchiostro e carta, li ho avuti sempre con te. Mancava solo che andassi a letto con i giornali”. Tra i grandi personaggi milanesi che hanno cambiato la sua vita, Feltri ha spiegato di aver amato il calcio ed entrambe le squadre milanesi. “Io non sono interista o milanista, tifo per entrambe e il calcio riflette il carattere di questa città che è sì lavoratrice e portata per inventare qualcosa di nuovo e modernizzare il Paese ma è anche la città dove gli sport si fanno al massimo livello. Credo che lo sport faccia bene, anche per noi sedentari. Ho conosciuto alcuni ex grandi giocatori ma ho avuto un po’ di commozione, sono vecchio ma dentro di me ho 13 anni”. Il Giornale “è una finestra che ti apre al mondo, tocca a te guardare giù”.

Franco Ordine e “La memoria di Milano: il derby e l’omaggio a Mazzola e Baresi”

Evento Giornale
Evento Giornale (Alessandro Bremec)

Successivamente è stato il momento di Franco Ordine, che ha dialogato con Sandro Pietro Mazzola e Daniele Massaro nel panel “La memoria di Milano: il derby e l’omaggio a Mazzola e Baresi”. La presentazione è stata dedicata ai grandi successi di Milan e Inter, rappresentate da una delle bandiere calcistiche milanesi e dal figlio di uno dei più grandi calciatori italiani di sempre. “Le loro presenze e vissuto si intrecciano in maniera suggestiva, da una parte alla persona di Franco Baresi che ci ha appena lasciato con una traccia indelebile nei confronti della Milano calcistica ma anche come città e comunità, e dall’altra Sandro Mazzola, che ci ha accompagnato per tantissimi anni, prima da calciatore e poi da dirigente e infine persino come ospite delle trasmissioni”, ha spiegato Ordine.

“Questo nostro incontro vive e si anima perché è sotto una titolazione un po’ particolare, cioè la presenza di loro due e il ricordo dei due campionissimi rappresenta l’unicità di Milano, capace in qualche modo di vivere il proprio Derby con grande e reciproco rispetto, con la possibilità di assistere a scene di questo genere: durante la preparazione del Derby è possibile andare a Milano e vedere due fidanzati, due fratelli, marito e moglie che indossano la rispettiva maglia di Inter e Milan e farlo in maniera felice. Dentro la costruzione di questo tema ci sono i personaggi, che sono Franco Baresi e Sandro Mazzola dall’altra”.

Con Baresi, racconta Massaro, “ci avevo giocato qualche volta quando ero in altre squadre. Ho avuto la possibilità di conoscerlo e viverci nel mondiale dell’82. Bisogna ricordarlo nei suoi silenzi: è stato qualcosa di straordinario. Quando sono entrato a Milanello sono stato il primo acquisto di Silvio Berlusconi, consigliato da Adriano Galliani. Devo dire grazie soprattutto alle persone incontrate nello spogliatoio dove mi sentivo Superman e questa era una che aveva Franco: bastava uno sguardo, non mi ricordo di averlo sentito parlare per 10 anni. Quello che mi ha lasciato è il senso di appartenenza, la leadership, lui e Berlusconi erano due persone straordinarie”. Noi “abbiamo un grande dovere: continuare a insegnare alle nuove generazioni quello che ci ha insegnato Franco e quello che chi ha lasciato, perché anche nel suo dolore, ha trasmesso certi valori che noi abbiamo capito. Voi giornalisti non avete mai detto in quei 10 anni una parola fuori posto perché da quello spogliatoio non usciva mai nulla”.

Sandro Pietro Mazzola ha ricordato che il papà “non ci ha mai fatto percepire il peso di quello che realmente fosse. Crescendo ti fai delle domande e devo dire che lui ci ha sempre insegnato il rispetto per gli avversari” anche se erano anni in cui milanisti e interisti non potevano farsi vedere insieme. Ed è per questo, ha spiegato, che “andare allo stadio e al Derby, soprattutto ora che si può andare insieme, è bellissimo, cosa che pochissime città possono avere”. Quando “Paolo Rossi andò al Milan ci fu un Inter-Milan con un 2-0 Inter e poi 2-2 con due gol di Paolo Rossi. Io ho pochi autografi ma quel giorno ho avuto il coraggio di chiedergli di andare nello spogliatoio del Milan per avere l’autografo di Paolo Rossi e papà non mi ha detto di no”. Abbiamo messo a confronto “il silenzio didascalico di Franco Baresi, Filippo Galli che è uno di quelli che hanno fatto parte della gloriosa schiatta del Milan Berlusconiano, racconta che durante i pranzi a Milanello bastava uno sguardo di Baresi per zittire tutto il ristorante”, questo da una parte e dall’altra “Sandro Mazzola che aveva anche questa aura di dirigente e calciatore molto furbo”, ha detto Ordine.

Dopo il Mondiale 82, ha proseguito Ordine, “Evaristo Beccalossi va all’Inter per rinnovare il contratto: entra nella stanza di Gianfranco Beltrami, che era il direttore sportivo dell’epoca per iniziare la discussione. Dopo 5 minuti lo chiama Mazzola, dicendogli di andare nella sua stanza perché c’era il presidente che gli voleva parlare”. Naturalmente, “Beltrami lascia Beccalossi nella sua stanza e preso dalla curiosità vede che sul tavolo ci sono tutta una serie di contratti di calciatori e allora comincia a sfogliare e becca il contratto di Oriali, appena laureato campione del mondo. A quel punto tra sé e sé pensa di non poter chiedere chiedere più di Oriali che è diventato campione del mondo. Quindi lui chiede una cifra inferiore, Beccalossi firma, tutti felici. Quando poi Beccalossi va da Oriali gli dice che si è accontentato di poco, Oriali dice che prende molto più di quella cifra e Evaristo capì che Beltrami e Mazzola gli avevano infilato una polpetta avvelenata perché quello era un contratto fasullo”.

La visione di Berlusconi, ha spiegato Massaro, “per prendere un allenatore, con tutto rispetto, sconosciuto che allenava il Parma con risultati incredibili, che faceva un gioco molto divertente… Si chiedeva cosa avrebbe fatto portandolo a Milano con i campioni, ma non si era capito cosa avevano in testa il Presidente e Arrigo Sacchi. Dopo 4 partite è arrivato l’elicottero a Milanello e la prima cosa che ci disse è che l’unica persona che è sicura di rimanere qui a Milanello sono Franco Baresi e Arrigo Sacchi: da qui è iniziata l’era Berlusconi”. Il figlio di Sandro Mazzola ha raccontato che “in casa non raccontava nulla, spiegando di aver fatto le prime scuole alla Pinetina, dove aveva il posto a tavola con squadra e dirigenza insieme al papà. Gli insegnamenti li ho respirati stando sempre insieme a lui. Il gol secondo lui più importanti è stato quello di Vienna contro il Real Madrid”. Massaro ha ricordato di essere “arrivato nell’86 e Milano” e da allora “è cambiata tanto: era la città più ambita e ora forse siamo passati in serie C. A livello calcistico ci sono stati anni in cui le squadre non hanno fatto, ci sono squadre che hanno fatto di più ma rimane un’eccellenza con Inter e Milan e devono tornare ad essere ad alti livelli in Italia e in Europa”. Mazzola “per me è Milan e Inter, San Siro”.

Massaro, a proposito dell’abitudine a leggere i giornali “mi piace tenermi informato, leggo i giornali che mi piacciono e delle idee che ho. Cerco di leggere meno quelli sportivi perché so già… per quanto riguarda la mia squadra". Mazzola “anche se sono giovane amo i giornali di carta, compro la Gazzetta e poi Il Giornale e il Corriere”.

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