Solidarietà slava: dalla Serbia i reparti dei "lupi"

Barbe lunghe e teschi: "Qui a fianco dei fratelli russi che ci aiutarono in Bosnia e Kosovo" DIARIO DALLA CRIMEA - LIVE DALLA CRIMEA

Solidarietà slava: dalla Serbia i reparti dei "lupi"

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Sebastopoli (Crimea) - Folti barboni, mimetiche, coltellacci alla cintola e sulla spalla il teschio con le tibie incrociate, simbolo del sacrificio in nome del popolo slavo. Si presenta così una ventina di cetnici, i paramilitari serbi, arrivati in Crimea per dare man forte ai filo russi. Non è stato facile trovare l'avanguardia dei «lupi», come vengono chiamati i volontari giunti dalla Serbia. «Siamo venuti ad aiutare i fratelli della Crimea, che hanno combattuto al nostro fianco in Bosnia e in Kosovo-Metokia» annuncia Bratislav Zivkovic, occhi come la pece.

Sulla mimetica porta con orgoglio lo stemma con l'aquila della 63ima brigata paracadutisti, in prima linea nel 1999 sotto i bombardamenti della Nato nella provincia ribelle a maggioranza albanese oggi indipendente. Attorno sono schierati miliziani più giovani con lo sguardo da duri. Si rifanno ai reparti cetnici del generale Draza Mihalovic, che durante il secondo conflitto mondiale combatterono contro i partigiani comunisti e i nazisti. Tito fece fucilare Mihailovic a guerra finita.

Il drappello serbo è stato «invitato» in Crimea dai cosacchi, che fanno parte delle milizie filo russe mobilitate per la secessione della penisola. «Andiamo con loro ai posti di blocco e controlliamo le macchine - spiega Zivkovic - Siamo qui in pace, a dare appoggio morale, ma consigliamo cosa fare se la situazione diventasse più dura. Per due volte nel 1995 e nel 1999 eravamo da soli a combattere contro la Nato. Non lasceremo soli i nostri fratelli slavi».

Milutin Malisic, un omaccione, annuisce con i capelli rossi e il barbone grigiastro. Sul cappello cetnico porta lo stemma con le teste d'aquila della monarchia serba dei Karajeorjevic, il primo regno di Jugoslavia. Lo hanno accusato di aver partecipato a un piano per assassinare lo zar dei Balcani Slobodan Milosevic, lui nega. Malisic faceva parte dell'Osa, formazione segreta serba usata per operazioni speciali.

Assieme a Zivkovic è la colonna del «Movimento cetnico», che da anni ha stretto rapporti con i cosacchi russi cementati dall'anticomunismo. I bisnonni dei cavalieri dello zar di Sebastopoli hanno combattuto nell'ultima ridotta in Crimea del generale Peter von Wrangel contro i bolscevichi. Il capo dell'Armata bianca costretto all'esilio è sepolto nella chiesa ortodossa russa di Belgrado. «Anche voi italiani vi siete fatti rubare le terre, come l'Istria, da quel porco di Tito. Perché non ve le riprendete?» chiede Zivkovic.

I volontari serbi ci danno appuntamento alla chiesa di San Vladimiro dopo una nottata passata al posto di blocco fuori Sebastopoli sulla strada per Yalta. «Siamo un unico popolo unito dalla religione ortodossa» sottolinea il capo dei cetnici. In chiesa bacia le icone e accende una candelina per i caduti serbi nella guerra dei Balcani.

I cetnici vogliono «garantire» che il referendum del 16 marzo per l'unione della Crimea alla Russia «si svolga pacificamente». Giurano che a centinaia volevano partire per Sebastopoli non solo da Belgrado, ma pure dalla Bulgaria. Se la Nato interverrà sono «pronti a morire», ma pensano che l'Occidente preferirà «armare la minoranza dei tatari o i seguaci di Bandera (il contrastato eroe dell'Ucraina occidentale che combattè contro l'Armata rossa nella seconda guerra mondiale, ndr)». Per Zivkovic la Russia «è una grande Serbia». L'ardita speranza è che una volta staccata la penisola dall'Ucraina «i fratelli di Crimea ci aiutino a liberare il Kosovo».

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