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“Non lasciate che vincano”: Netanyahu mette Mamdani nel mirino insieme a Khamenei, Erdogan e Hezbollah

l Likud trasforma il sindaco di New York in un bersaglio della campagna elettorale israeliana, affiancandolo al leader iraniano, al presidente turco e al capo di Hezbollah. Netanyahu rilancia il messaggio: “Non lasciate che vincano”

netanyahu mamdani

La campagna elettorale israeliana entra ufficialmente nella dimensione internazionale. E lo fa con un manifesto destinato a far discutere: il Likud di Benjamin Netanyahu ha collocato nello stesso cartellone il sindaco di New York Zohran Mamdani, la Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il segretario generale di Hezbollah Naim Qassem.

Sopra le loro immagini, una frase che non lascia molto spazio all’interpretazione politica: “Vogliono che Netanyahu perda”. E subito sotto l’appello: “Non permettete loro di vincere”. Il manifesto è stato collocato a Tel Aviv, lungo l’area dell’autostrada Ayalon, e non a Gerusalemme come inizialmente indicato da alcune immagini circolate sui social. Il dato è stato verificato anche attraverso le immagini Reuters.

Netanyahu ha fatto un ulteriore passo, condividendo personalmente su X la fotografia del cartellone e accompagnandola con una versione ancora più sintetica dello slogan: “Non lasciate che vincano”.

La scelta del Likud non arriva dal nulla. Il passaggio decisivo è arrivato nelle ultime settimane, quando Mamdani ha ribadito che Netanyahu è un “criminale di guerra” e ha sostenuto che il primo ministro israeliano dovrebbe essere arrestato se si recasse a New York. La questione, tuttavia, si è presto scontrata con i limiti giuridici dell’incarico di Mamdani.

Il secondo livello del messaggio riguarda le altre tre figure. Metterli nello stesso spazio pubblicitario significa costruire una narrazione nella quale la competizione elettorale israeliana viene rappresentata come parte di una più ampia battaglia geopolitica.

Il manifesto, in senso stretto, non definisce esplicitamente i quattro “nemici di Israele”: sostiene che tutti vogliono la sconfitta elettorale di Netanyahu. Ma la scelta grafica è ciò che rende il messaggio più forte. Mamdani viene associato, senza distinzione visiva, a tre figure che occupano una posizione radicalmente diversa nel sistema di sicurezza israeliano.

La presenza di Erdogan è particolarmente significativa. Il presidente turco è diventato negli ultimi anni uno dei critici internazionali più duri della politica israeliana a Gaza, mentre i rapporti tra Ankara e Gerusalemme sono stati segnati da un forte deterioramento. Khamenei e Qassem, invece, appartengono direttamente all’architettura regionale che Israele considera una minaccia strategica.

Il messaggio è semplice e costruito per essere immediatamente leggibile: se Mamdani, Khamenei, Erdogan e Qassem vogliono Netanyahu fuori dal governo, allora votare Netanyahu diventa, nella logica del cartellone, una forma di resistenza nei loro confronti.

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