Obama rassicura l'Europa: vi daremo il nostro gas

Incontro a Bruxelles tra il presidente Usa, Barroso e Van Rompuy. Obama: "Ho autorizzato l'export di gas naturale in Europa". Sulla Russia: "L'isolamento può diventare più profondo"

Obama rassicura l'Europa: vi daremo il nostro gas

L'energia non deve essere un problema per l'Europa. "Gli Stati Uniti - assicura Barack Obama - hanno già autorizzato l'esportazione di gas naturale, che l'Europa può usare ogni giorno". Il presidente Usa lo ha detto, a Bruxelles, durante la conferenza stampa congiunta con il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy. Parole che non possono che far piacere al Vecchio continente, preoccupato per i difficili rapporti con Mosca dopo la crisi ucraina e l'occupazione della Crimea, con relativa annessione, visto e considerato che il 30% del gas di cui ha bisogno l'Europa arriva dall'Est. Obama fa esplicito riferimento alle conseguenze delle sanzioni imposte alla Russia in relazione all'annessione della Crimea. E sottolinea che è necessario "diversificare il proprio patrimonio energetico", che l'Unione europea "necessita di dotarsi di una diversificazione delle fonti". Ha anche suggerito all'Europa, alla luce di quanto successo, di prendere in seria considerazione questo argomento.

Uno dei passi su cui l'America punta è questo: l’accordo di libero commercio. Quando lo avremo, spiega Obama, "l’export del gas americano sarà più semplice". Un fatto importante non solo dal punto di vista economico ma anche nel "contesto geopolitico attuale". Obama è grato all'Europa per la fermezza dimostrata nei confronti di Mosca: "Ringrazio i Paesi europei per i passi già compiuti per fare pagare costi alla Russia". E si rende conto delle possibili ritorsioni. Ma rassicura: "Affinché la Russia senta il peso delle sanzioni, queste avranno un impatto anche sull'economia globale e su alcuni Paesi rappresentati qui oggi. Siamo coscienti che ci sono differenze tra i paesi interni all'Europa, ad esempio perché alcuni dipendono di più dall'energia russa. Tutto cio è preso in considerazione".

Quanto alla Crimea, l'opinione del presidente degli Stati Uniti è netta: "Mosca ha deciso di annettere la Crimea dopo un referendum che nessuno al di fuori della Russa può prendere sul serio". "Se non ci sarà una de-escalation da parte della Russia - ammonisce il capo della Casa Bianca - il suo isolamento si approfondirà e le sanzioni aumenteranno. C’è una strada per lavorare all’allentamento delle tensioni", ha aggiunto Obama, e tale strada passa per un negoziato con le autorità ucraine.

Grande fermezza nelle parole del presidente Usa. Ma trapela anche una certa apprensione. Per cosa? "Siamo preoccupati ammette il presidente - per i tagli al bilancio della difesa da parte di alcuni Paesi Nato, è comprensibile quando c’è una crisi, ma la situazione in Ucraina ci ricorda che libertà non è gratis, dobbiamo pagare per l’addestramento del personale". Insomma, la crisi attuale insegna che non è mai saggio abbassare troppo la guardia.

"Questa non è un’altra Guerra fredda", ha tenuto a precisare Obama. "L’attacco della Russia va condannato non perché intendiamo mettere sotto la Russia", ma perché va contro gli ideali per cui hanno sofferto e sono morti centinaia di migliaia di europei durante le guerre mondiali del XX secolo. "I confini europei non possono essere ridisegnati dalla Russia", ha aggiunto il presidente. Per questo, ha ribadito, "abbiamo isolato la Russia politicamente, sospendendola dal G8" e economicamente "imponendo costi" e "riducendo i nostri rapporti bilaterali". Mosca, ha chiarito Obama, "non potrà ottenere i suoi obiettivi con la forza bruta", per questo "reagiamo con fermezza", pur "tenendo aperta la porta della diplomazia".

"L’America e il mondo hanno interesse a una Russia forte e responsabile - il che non significa che la Russia possa maltrattare i suoi vicini". E ha tenuto a precisare un altro concetto importante: "Vogliamo è che il popolo ucraino possa prendere le sue decisioni come qualunque altro popolo libero nel mondo".

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