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Gli "E5" cercano la prova di forza. "Uniti per Kiev"

Dai big europei sostegno all’Ucraina: "Pace giusta"

Gli "E5" cercano la prova di forza. "Uniti per Kiev"
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«Se non continuiamo a sostenere Kiev la pace è impossibile», dice Giorgia Meloni. «Il messaggio a Mosca è che il sostegno europeo non cede», avvisa Friederich Merz. «Europei e americani sono vicini nel sostegno all'Ucraina», spiega Emmanuel Macron. «La Russia sta perdendo», chiosa il dimissionario Keir Starmer. «Vogliamo preservare l'integrità dell'Ucraina», chiude Donald Tusk. Dal vertice dei leader del formato E5 (Italia, Germania, Francia, Regno Unito e Polonia) arriva un messaggio forte e chiarissimo. In vista del summit Nato di Ankara del 7 e 8 luglio la posizione dei principali Paesi europei è unita e senza crepe nel sostegno all'Ucraina. E non solo. Ribadito l'impegno «a consolidare il partenariato della Nato con l'Ucraina, avvicinando il Paese all'Alleanza e riconoscendo il contributo fondamentale che l'Ucraina apporta alla sicurezza euro-atlantica», spingendo su un dialogo anche grazie all'impegno americano. Un messaggio che arriva anche e, forse soprattutto, a Mosca. E in parte a Washington, perché nonostante i potenziali dissapori firmati Donald Trump, il Vecchio continente risponde presente.

Una pace giusta e un sostegno costante che saranno al centro anche della conferenza di oggi a Danzica, in cui Ursula von der Leyen parteciperà alla Conferenza sulla ripresa dell'Ucraina dei Paesi del fianco orientale della Nato, quelli che più temono l'ampliamento delle mire russe sull'Europa. Mentre il conflitto n on si ferma e, al di là della propaganda, in questa fase sorride a Kiev. I continui attacchi oltreconfine con i droni da parte dell'Ucraina, stanno distruggendo sempre più raffinerie russe. Tanto da mettere il Paese in una crisi di approvvigionamento di carburante senza precedenti: in una ventina di regioni sono state introdotte da ieri forti restrizioni nella distribuzione di benzina, dopo che sono state messi in commercio carburanti di qualità più bassa rispetto agli standard europei. Mentre dopo l'ennesima apertura al dialogo condizionata ai propri interessi di Putin («accordi solo se Kiev cede i territori»), il ministro degli Esteri Lavrov torna a chiudere: «Non faremo un cessate il fuoco lungo la linea di contatto prima dei colloqui».

Mentre gli attacchi ucraini sembrano non intimorire solo Mosca: dopo l'ultimatum di Zelensky alla Bielorussia perché smettesse di utilizzare i ripetitori per correggere la traiettoria dei droni russi, il leader di Kiev ha fatto sapere che gli stessi da ieri non sono più in funzione. Un altro segnale, seppur secondario, che conferma come il conflitto stia sorridendo a Kiev. Forte dell'appoggio dell'Europa e non solo.

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