C’è un’Europa che, in queste settimane di caldo estremo, non compare solo nelle statistiche che contano migliaia di vittime, ma si vede nella vita quotidiana delle nostre città. È quella degli anziani costretti a chiudersi in casa, dei bambini che rinunciano ai parchi, delle famiglie che fuggono dagli incendi, degli agricoltori che vedono i raccolti bruciati dalla siccità e dei soccorritori che ogni giorno rischiano la vita. Non siamo più davanti a un’emergenza passeggera, perché questa estate rischia di essere ricordata come la più fresca dei prossimi dieci anni. Questa è la nuova realtà con cui milioni di cittadini europei devono convivere. Una realtà che mette a rischio la salute, la sicurezza, l’economia e la qualità della vita. L’Europa deve continuare a ridurre le emissioni e a investire nell’innovazione ambientale. Ma dobbiamo anche guardare ai numeri: il nostro continente produce circa il 6% delle emissioni globali di gas serra, mentre la Cina supera da sola il 33%. Dobbiamo fare la nostra parte con determinazione, senza però illuderci che gli sforzi europei possano bastare se le altre grandi economie non seguiranno la stessa strada. Per questo occorre affiancare alla decarbonizzazione una strategia molto più ambiziosa di adattamento ai cambiamenti climatici. Prevenire resta fondamentale, ma oggi significa soprattutto proteggere concretamente le persone. Ripensare le città vuol dire rafforzare la prevenzione degli incendi, rendere più resilienti le infrastrutture, migliorare la gestione dell’acqua e investire nelle nuove tecnologie. Ma significa anche valorizzare la soluzione più semplice ed efficace che abbiamo: gli alberi. I condizionatori sono indispensabili per tutelare anziani e persone fragili durante le ondate di calore. Ma non possono essere l’unica risposta. Raffrescano gli edifici, mentre disperdono all’esterno il calore, contribuendo ad aumentare la temperatura delle nostre città. La vera infrastruttura climatica del futuro deve quindi essere anche naturale. L’obiettivo europeo di piantare tre miliardi di alberi entro il 2030 è importante, ma oggi non basta più. Propongo un grande piano europeo per mettere a dimora almeno un miliardo di alberi in più nelle aree urbane, così da ridurre le isole di calore, migliorare la qualità dell’aria e rendere le città più vivibili. A questo vanno affiancati il ripristino delle foreste distrutte dagli incendi e interventi di rinaturalizzazione contro la desertificazione. L’Italia può essere apripista con un grande piano nazionale sostenuto dall’Unione europea. Ne ho parlato con la Commissaria europea all’Ambiente Jessika Roswall e con il Ministro Gilberto Pichetto Fratin. Ogni euro investito nella prevenzione evita costi economici e sociali molto più elevati domani. Adattarsi al cambiamento climatico non significa arrendersi. Significa assumersi la responsabilità di proteggere le persone, il territorio e la competitività della nostra economia. Perché la prima responsabilità delle istituzioni è garantire futuro ai cittadini. E questa responsabilità non può più aspettare.

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